Capaci, 25 anni dopo. Una lezione per i giovani
"Falcone, uno sconfitto che ha vinto nel tempo". La ministra Finocchiaro ricorda il magistrato assassinato dalla mafia

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Spiegare ai più giovani perché non bisogna mai abbassare la guardia nei confronti della mafia, come dimostra l’omicidio avvenuto appena ieri a Palermo. Così la ministra Anna Finocchiaro ha deciso di celebrare oggi il venticinquesimo anniversario della strage di Capaci, in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo.

La ministra per i Rapporti con il Parlamento ha partecipato all’incontro organizzato dal Consiglio di Stato, nella sede di Palazzo Spada, nel corso del quale studenti provenienti da diverse città del Paese hanno presentato alcuni lavori per spiegare, dal loro punto di vista, il concetto di “legalità” e hanno quindi avuto l’opportunità di confrontarsi con i rappresentanti delle istituzioni, che hanno risposto alle loro domande.

Finocchiaro, traendo spunto anche dalla discussione in corso al Senato sulle modifiche al Codice delle leggi antimafia e la delega al Governo per la tutela del lavoro nelle aziende sequestrate e confiscate, ha spiegato agli studenti come sia difficile riuscire a gestire tali imprese. “Rivolgersi a un’azienda restituita alla legalità è considerato un affronto al potere mafioso – ha spiegato la ministra – e quindi molti ex o possibili nuovi clienti hanno paura a farlo. Contemporaneamente nascono spesso imprese concorrenti, sottoposte a minori controlli, nello stesso territorio, che riescono a fare affari più facilmente”.

Ma non è solo l’economia a subire l’oppressione della criminalità organizzata. “La mafia – ha aggiunto Finocchiaro – ha dimostrato una grande capacità di condizionare il senso comune e la stessa cultura del Paese. Ha fatto un lavoro infido, comportandosi da mediatore sociale, laddove lo Stato non riusciva a far sentire la propria presenza”. Una minaccia che può perpetuarsi ancora oggi, sfruttando anche le nuove tecnologie: “Se oggi la mafia decidesse di servirsi di uno strumento eccezionale, ma rischioso per la diffusione incontrollata di alcuni contenuti, come i social media – ha avvisato la ministra, rispondendo alla domanda di uno studente – rappresenterebbe certamente un pericolo per la tenuta della cultura della legalità”.

La ministra è intervenuta anche nell'Aula di Montecitorio in occasione della commemorazione dedicata dalla Camera dei Deputati alle vittime della strage di Capaci.

"Oggi ricordiamo questo sconfitto, che ha vinto nel tempo", ha affermato Finocchiaro, ricordando "lo smacco, il tradimento e la mortificazione" che Falcone ha dovuto subire in vita, a fronte della grande eredità non solo morale che ha lasciato, dal metodo di indagine che ancora oggi caratterizza molte inchieste di mafia a "più di una generazione di magistrati cresciute all'ombra di quell'esistenza".

"Una volta - ha raccontato la ministra - chiesero a Giovanni Falcone: ma chi glielo fa fare? E lui rispose: per spirito di servizio". Con quella motivazione, per Finocchiaro, il magistrato palermitano "non parlava soltanto della fedeltà alla propria funzione, che è già un grandissimo valore, ma parlava anche della fedeltà allo Stato. Proprio lo Stato con la S maiuscola, che talvolta non ci piace, non ci accontenta, del quale possiamo intravedere limiti, ritardi, ambiguità e incertezze, ma che comunque è l'unico luogo in cui vale la pena di spendere per intero un'esistenza, che ha una relazione con il destino di una comunità".

 

Ultimo aggiornamento: martedì 23 maggio 2017