"Non sprechiamo il buon lavoro fatto sul Codice antimafia"
Sul 'Messaggero' l'intervento della ministra Finocchiaro, che risponde alle critiche mosse al provvedimento

“L’approvazione da parte del Senato, con rilevanti modifiche, del testo del nuovo Codice antimafia segna un passaggio importante nel tentativo di aggiornare a 35 anni di distanza quella legge Rognoni-La Torre che, oltre ad accrescere enormemente l’efficacia della lotta alla criminalità organizzata, ha introdotto il principio della restituzione alla collettività dei beni sottratti ai mafiosi”. Lo scrive la ministra per i Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro, in un articolo pubblicato oggi sul quotidiano Il Messaggero.

La ministra sottolinea come obiettivo del provvedimento, attraverso “la riforma e la riorganizzazione dell’agenzia dei beni confiscati”, sia “rendere efficace ed effettiva quella trasformazione della ricchezza mafiosa in ricchezza sociale, che viene considerata come uno degli strumenti più efficaci per rafforzare una cultura collettiva circa la ‘convenienza’ del contrasto alle organizzazioni criminali”.

Finocchiaro si sofferma anche sulle critiche rivolte negli ultimi giorni in particolare alla previsione dell’applicazione delle misure preventive anche per i reati contro la pubblica amministrazione, “ma nell’ambito di una associazione a delinquere (anche non mafiosa)”, come definito dal Senato.

“Faccio una osservazione – scrive la ministra – che riguarda una fenomenologia che le cronache giudiziarie ci consegnano sempre più frequentemente. Quella cioè di associazioni criminali - non necessariamente mafiose - che solitamente perdurano nel tempo, finalizzate all’accaparramento illecito di risorse pubbliche per il tramite di pubblici funzionari corrotti stabilmente e compiacenti, che addirittura percepiscono una periodica ‘retribuzione’ illecita per favorire i fini dell’associazione”.

“Accade inoltre che a queste associazioni partecipino imprenditori, funzionari pubblici, talora politici, quasi sempre faccendieri di ogni risma. Con il risultato di danneggiare l’imparzialità e il corretto funzionamento della P.A., di alterare la regolarità del mercato, di condurre al traffico illecito di pubbliche funzioni e alla sottrazione indebita di risorse pubbliche”.

“La domanda, a questo punto, non può che essere questa: questi fatti possono essere considerati così gravi da meritare che a chi ne risulti indiziato, e dunque in chiave di prevenzione, si applichino le relative misure anche patrimoniali, o no?”, si chiede Finocchiaro, che sottolinea come “questo avrebbe meritato nei mesi scorsi una discussione che invece non c’è stata”.

La ministra si rivolge quindi ai deputati, chiamati a esaminare nuovamente il testo della riforma: “A Palazzo Madama è stato fatto un lavoro importante di ridefinizione delle norme che riguardano i reati di associazioni criminali rivolti contro la P.A., che non merita di essere disperso. Leggo dell’intenzione di introdurre possibili modifiche alla Camera, ipotesi che rientra naturalmente nella sovranità del Parlamento. Ma mi auguro che tutti tengano in debita considerazione la necessità di arrivare al più presto all’approvazione definitiva di una legge, frutto di un lungo lavoro di confronto nel Paese con migliaia di operatori e associazioni, che quotidianamente con il loro lavoro svolgono un ruolo importante nella lotta diffusa alla criminalità organizzata”.

 

Ultimo aggiornamento: giovedì 6 luglio 2017