"I rischi del proporzionale, senza governabilità né partiti forti"
La lettera della ministra Finocchiaro pubblicata su "Il Corriere della Sera"

"Il risultato referendario del 4 dicembre scorso ha aperto una frattura nello scorcio di storia politica e istituzionale degli ultimi anni”. Lo scrive la ministra Anna Finocchiaro in una lettera pubblicata su Il Corriere della Sera.

A parte gli aspetti politici più evidenti e immediati, la ministra per i Rapporti con il Parlamento sottolinea aspetti politici più di sistema, legati all’esito della consultazione referendaria. “Mi pare – scrive Finocchiaro – che poco si stia riflettendo su una questione essenziale che è, insieme, concausa ed effetto dell'esito referendario. La discussione parlamentare sulla riforma costituzionale e sulla legge elettorale ruotò intorno a due assi principali: governabilità e rappresentanza. Il tema di un loro bilanciamento, evocato anche dalla Corte nelle due sentenze sul Porcellum e, successivamente,  sull'Italicum, è stato centrale nell'elaborazione della riforma, prevedendo la fine del bicameralismo paritario e il potere di dare o revocare la fiducia affidato alla sola Camera dei deputati. Ma nessuno di noi che lavorammo e sostenemmo quel testo colse – ed è questo il punto politico – che ciò che stava maturando nel 'sentimento' che cresceva attorno alla riforma, e che poi sfociò nelle urne, era il primato del principio di rappresentanza. Un errore politico che si sommò ad altri e di cui, per mia parte, prendo la responsabilità".

Secondo Anna Finocchiaro, "con il voto del 4 dicembre, i principi della stabilità e della governabilità sono pressoché definitivamente usciti di scena, dopo un protagonismo nel dibattito politico durato oltre venti anni: che sia un passo avanti per il nostro sistema, dubito; che lo sia per le classi dirigenti chiamate a governare, ancor meno. Nell'attuale dibattito sulla riforma elettorale la parola d'ordine è diventata: sistema proporzionale. Cancellata ogni critica, ad esempio, sul fatto che, storicamente, esso sia stato una delle cause del progressivo aggravarsi del debito pubblico".

"I cittadini che hanno reclamato ‘rappresentanza tout court’ si troverebbero di fronte a governi con programmi ‘contrattati’ tra forze politiche di diversa ispirazione e, dunque, a un'azione continuamente rinegoziata, a una composizione delle due Camere frammentata e difficilmente gestibile con un conseguente ritardo sulla traduzione della decisione politica in legge”.

La ministra richiama quindi, al pari di altri commentatori, i drammatici effetti che seguirono alla crisi in Germania della Repubblica di Weimar: “Un paragone che rischia, anche a mio avviso, di tornare attuale nell'Italia dei prossimi anni. Qualcuno – prosegue la ministra Finocchiaro – obietterà che non si tratti di niente di nuovo rispetto ai primi decenni di storia repubblicana. Con una fondamentale differenza: prima c'erano partiti di massa in grado di essere vero tramite tra cittadini, territori e istituzioni, luogo di partecipazione e di elaborazione di proposta politica, di formazione di quello che chiamammo (anche un po' enfaticamente) ‘intellettuale collettivo’, che fu essenziale per garantire saldezza democratica in momenti tragici della nostra storia, sede di formazione e selezione delle classi dirigenti".

"Credo – aggiunge Finocchiaro – che si comprenda, dunque, quale possa essere il livello di preoccupazione con cui si guarda a un sistema politico e istituzionale, che rischia di risultare inadeguato rispetto al difficile compito di ridare slancio riformatore, capacità e forza di governo, autorevolezza e affidabilità al Paese. E come questo compito non possa essere forza dell'uno, ma debba rimandare alla ricostruzione di un soggetto politico, un partito per quanto ci riguarda, che sia capace di assistere in quest'opera in quanto soggetto collettivo e plurale, radicato sul territorio, capace di interlocuzione vera con il Paese”.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: martedì 7 marzo 2017