"Riconoscere i nuovi diritti non è un attentato alla famiglia tradizionale"
La ministra Finocchiaro è intervenuta al Salone della Giustizia, nel panel intitolato "Diritto e sentimento"

salone_giustizia.jpg

"Il riconoscimento del sentimento che lega una coppia omosessuale, la formalizzazione di quel legame con l'istituto dell'unione civile saldano un ulteriore fortissimo anello di quel legame sociale alla cui debolezza in favore di egoismi e personalismi oggi tutti guardiamo con timore". Lo ha detto la ministra Anna Finocchiaro, intervenendo stamane al Salone della Giustizia, nell'ambito del panel intitolato 'Diritto e sentimento'.

La ministra per i Rapporti con il Parlamento ha sottolineato la "straordinaria capacità espansiva" della Costituzione in tema di riconoscimento dei diritti, per cui il riconoscimento del differente orientamento sessuale non rappresenta "nessun attentato alla famiglia tradizionale, bensì diritto, alternativo a quello di sposarsi, di costituire una famiglia, diritto alla vita privata e familiare e divieto di discriminazione".

Se il riconoscimento dei 'nuovi diritti', in senso più ampio, passa oggi prevalentemente per via giurisdizionale, Finocchiaro avverte del rischio che essi coincidano in tal modo con diritti assoluti. "Io trovo - ha spiegato la ministra - che questa sia una ragione potente perché essi siano regolati dal legislatore in accordo con le previsioni costituzionali nazionali e sovranazionali. Perché il legislatore accorto e sensibile costituzionalmente è in grado di garantire quel diritto bilanciandolo con altri diritti, dello stesso valore e tutelati da norme di identico rango".

Ultimo aggiornamento: giovedì 13 aprile 2017