"La dignità della politica"
Scrive la ministra Finocchiaro: "Solo il riconoscimento della politica e dei suoi strumenti può consentire la ricerca delle soluzioni ai problemi della società"

Ripubblichiamo l'editoriale di Anna Finocchiaro, pubblicato sul quotidiano "Libertà" in occasione della partecipazione della ministra per i Rapporti con il Parlamento al Festival del diritto di Piacenza.

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Viaggiare liberamente in Europa, poter contare su una moneta unica e forte nel rapporto con le altre valute mondiali, studiare o lavorare fuori dai confini nazionali, avere a disposizione merci e servizi sicuri e garantiti in tutta l’area comunitaria. Sono esperienze ormai divenute comuni per le giovani generazioni (e non solo) che vivono nel nostro Paese. E non si tratta di un privilegio riservato alle élites, ma di un diritto rivendicato come tale da tutti, da Nord a Sud, dal centro alla periferia, pur permanendo ancora barriere di carattere economico, sociale e culturale che è nostro dovere contribuire ad abbattere.

Tutto ciò non sarebbe stato possibile se nei settant’anni che ci lasciamo alle spalle non si fosse realizzata quella convivenza pacifica che costituisce il lascito fondamentale che ci è stato consegnato dai nostri padri costituenti e da chi, insieme a loro, ha posto le basi teoriche e istituzionali dell’Unione europea. Un risultato che sbaglieremmo a dare per scontato, ma che va rinnovato ogni giorno, rifuggendo da tentazioni nazionaliste e isolazionistiche, che pure trovano oggi riscontro in ampie fasce della popolazione, anche all’interno delle democrazie occidentali più antiche e radicate.

Non si tratta di un proposito semplice da realizzare. Richiede fatica, impegno, attenzione, partecipazione. A mio modo di vedere, è in questa applicazione costante che risiede oggi la dignità della politica. Per immaginare – e quindi provare a realizzare – un futuro migliore per il proprio Paese e la propria comunità di appartenenza, occorre in prima battuta valorizzare l’eredità migliore ricevuta dal passato. Coltivarla, quindi, e renderla fertile grazie anche alle opportunità offerte dalle nuove tecnologie, da utilizzare non come un feticcio, ma come strumenti al servizio di scelte consapevoli e ponderate.

È la democrazia stessa a richiedere questo impegno, nel momento in cui il potere affidato al popolo comporta un’assunzione di responsabilità, prima ancora che l’esercizio di un diritto. Una responsabilità che si invera nel confronto con gli altri, nel dialogo costruttivo e nell’azione comune volta al cambiamento. Le tentazioni solipsistiche, che talvolta accompagnano l’utilizzo dei social media come strumento di espressione della propria volontà, sono illusorie, perché solo dal confronto regolato e organizzato possono nascere le risposte più opportune ed efficaci alle questioni che pone la società contemporanea.

Se, quindi, rinnovare le forme attraverso le quali si esercita la partecipazione politica è un compito ormai imprescindibile, occorre prestare la massima attenzione affinché la proposta e la protesta – elementi entrambi necessari del confronto democratico – continuino a trovare nella politica, nella legittimazione dei suoi strumenti, nella rappresentatività delle istituzioni, un terreno comune di espressione. Solo a partire da tale riconoscimento si può ambire a ricercare le soluzioni più opportune ai problemi del nostro tempo, tutelando in maniera prioritaria i più deboli e conciliando gli interessi nazionali con quelli dei singoli territori locali e con l’appartenenza a una comunità internazionale più ampia, a partire proprio dall’Unione europea.

Ultimo aggiornamento: lunedì 10 aprile 2017