Rinnovare la democrazia dal basso verso l’alto

9 ottobre 2018

Roma - Il potere partecipativo dei social media è un punto di svolta per la governance. Crea condizioni di parità tra attivisti ed esperti, persone comuni e autorità e mette in discussione anche la legittimità del governo rappresentativo. Il suo arrivo coincide e rinforza la diffusa sfiducia nei confronti delle élite in tutto il mondo occidentale, maturando il momento storico della democrazia diretta.

Per la prima volta, un movimento che promuove la partecipazione dei cittadini attraverso Internet è giunto al potere in un paese importante, l'Italia, con lo slogan "Partecipare, non delegare!" Tutti i parlamentari del Movimento Cinque Stelle, che governano il paese in una coalizione con il partito della Lega, sono stati nominati ed eletti candidandosi online. E hanno nominato il primo ministro al mondo per la democrazia diretta, Riccardo Fraccaro.

A Roma questa settimana, ha illustrato l'agenda partecipativa del governo di coalizione ad una riunione del Global Forum sulla Moderna Democrazia Diretta. "Ai cittadini deve essere concessa la stessa possibilità di intervenire attivamente nel processo di gestione e amministrazione dei beni pubblici come normalmente avviene per i loro rappresentanti eletti", ha affermato. "Ciò a cui abbiamo assistito nella nostra democrazia è una deriva verso la ‘partitocrazia’, in cui un ristretto circolo di governanti è stato così pienamente dotato di capacità decisionale da poter virtualmente ignorare ed eludere la volontà pubblica. La mera elezione di un rappresentante ogni 5 anni non è più sufficiente per impedire che ciò accada. Ecco perché il nostro governo farà il prossimo passo avanti per innovare e migliorare la nostra democrazia".

Fraccaro ha proseguito: "Referendum, petizioni pubbliche e iniziative popolari sono gli strumenti a disposizione dei cittadini per presentare quelle leggi che i partiti politici non sono disposti a proporre o rigettare regole approvate da partiti politici che non sono ben accetti da parte del popolo. Il nostro obiettivo, pertanto, è quello di stabilire i principi e le pratiche della democrazia diretta accanto al sistema del governo rappresentativo per dare una reale e autentica sovranità ai cittadini".

Al forum di Roma, il vice presidente del Consiglio, Luigi Di Maio, un membro del Movimento Cinque Stelle, si è scagliato contro i tecnocrati e le banche sostenendo che stiano cercando di scoraggiare la volontà della gente. Ha promesso cambiamenti imminenti nella Costituzione italiana seguendo l'appello di Fraccaro per le proposte avviate dai cittadini che andranno al referendum se il legislatore non agirà su di essi.

Il programma che è emerso finora dall'agenda partecipativa del governo è un miscuglio. Include tutto, dalle politiche anti-immigrazione e anti-vaccino all'espansione delle reti digitali e alla piantumazione di più alberi. In una mossa che ha sconvolto le autorità dell'Unione Europea così come il presidente non di parte eletto indirettamente, il governo ha proposto la scorsa settimana una riduzione delle tasse e l’introduzione di un reddito di base universale - nonostante il fatto che l'Italia abbia un debito a lungo termine che è già del 130% del PIL.

L'esperimento italiano merita molta attenzione come presagio di cose che avverranno altrove. Rivela un paradosso per il governo in questa era digitale: maggiore è la partecipazione, maggiore è il bisogno di controbilanciare pratiche e istituzioni di mediazione imparziale in grado di elaborare la pluralità delle voci, risolvere il diluvio di informazioni contestate, dispensare dal pensiero magico e negoziare equi compromessi tra la confusione di conflitti di interessi. In Italia, o in qualsiasi altro luogo che evidenzi un percorso simile nell'era del potere distribuito, una tale capacità deliberativa è essenziale per il buon governo come l'invito al coinvolgimento diretto dei cittadini nelle scelte pubbliche.

La politica populista è scoppiata anche in altri luoghi in tutta l'Unione europea, in gran parte dei casi perché i cittadini comuni si sentono esclusi dalle grandi decisioni prese a Bruxelles. Una risposta, scrive Michael Cottakis, è quella di rinvigorire l'iniziativa dei cittadini europei, poco utilizzata, abbassando la soglia di un milione di firme necessaria per proporre una legge al governo dell'Unione europea.

Anche così, scrive Cottakis, "affinché l'esperimento dell'Unione Europea con la democrazia diretta sia efficace, deve prima costruire un sistema democratico europeo per istituzionalizzare il ruolo dei cittadini nel processo decisionale. In tale sistema, dovrebbe essere istituita una "Assemblea dei Cittadini Europei" come seconda camera del Parlamento Europeo. Questo organismo potrebbe essere formato da cittadini selezionati ogni anno e incaricati di esaminare e controllare le proposte legislative e le decisioni del Parlamento - analogamente al ruolo di una giuria in un tribunale. L'assemblea dei cittadini dovrebbe avere il potere di imporre emendamenti alla legislazione, come con la Camera dei Lord nel Parlamento Britannico”.

Un altro strumento partecipativo utilizzato in tutto il mondo dall'Islanda all'India, scrive Beth Noveck, è "crowdlaw" - "una forma di crowdsourcing che utilizza nuove piattaforme e processi di intelligence collettiva per aiutare i governi a coinvolgere i cittadini. Crowdlaw si basa sulla semplice ma potente idea che i parlamenti, i governi e le istituzioni pubbliche lavorano meglio quando sfruttano le nuove tecnologie per attingere a diverse fonti di informazioni, giudizi e competenze in ogni fase della legge e del ciclo decisionale politico. Questo aiuta a migliorare la qualità e la legittimità delle leggi e delle politiche che ne derivano".

Noveck riferisce di un progetto promosso dal Ministro del Digitale di Taiwan Audrey Tang, che "consente alle persone di definire i problemi pubblici. Quindi utilizza un software di apprendimento automatico per formare gruppi di lavoro per creare raccomandazioni politiche. In oltre l'80% dei casi, i problemi definiti pubblicamente hanno portato all'azione del governo. Finora sono state discusse 26 questioni nazionali, tra cui la regolamentazione di Uber, la telemedicina e l'istruzione online, con oltre 200.000 partecipanti”.

Come scrive Yen-Tu Su da Taipei, grazie alla nuova Legge sul Referendum che è entrata in vigore nel gennaio 2018, il pubblico ha "più che mai voce in capitolo nel futuro". Le nuove regole che consentono ai cittadini di proporre e votare per le iniziative hanno portato a una "effusione" dell'impegno dei cittadini nella nazione. Le proposte vanno dall'istruzione all'orientamento di genere nelle scuole alla ridenominazione dei concorrenti Olimpici del paese in "Team Taiwan" anziché "Team Taipei".

Infine, l'idea della democrazia diretta si è ridimensionata anziché avanzare nei Paesi Bassi. Dopo un referendum non vincolante del 2016 che ha espresso un sentimento euroscettico, il Parlamento Olandese ha abolito la legge sul referendum, preoccupato che avrebbe portato al populismo. Scrivendo da Amsterdam, Arjen Nijeboer e Thijs Vos sostengono il contrario: "Abolendo i referendum avviati dai cittadini, il governo olandese ha annullato un importante strumento lasciando che i cittadini si sentano sottorappresentati e insoddisfatti, non potendo apportare graduali modifiche alle politiche. Tale decisone lascia a questi cittadini l’unica soluzione di votare per i partiti populisti o anti-establishment. Ed è per questo che abrogare il referendum olandese non fermerà il populismo, ma rischia semplicemente di intensificarlo a lungo termine”.

 

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