1 marzo 2017 - Camera
Orlando: carcere e casi di suicidio, iniziative per migliorare condizione istituti
Interrogazione on. Luca D' Alessandro (SC-ALA-CPL-MAIE)

I drammatici eventi di questi giorni ripropongono il tema doloroso della reiterazione di condotte di autolesionismo, fino all'estremo limite del suicidio di persone in stato di detenzione, una condizione che ahimè spinge più frequentemente in questa direzione. Nelle carceri vi sono stati 43 casi di suicidio nel 2014, 39 nel 2015, 39 nel 2016 e 10 sino al 28 febbraio 2017. Mi pare utile segnalare che nell'ultimo triennio, grazie al miglioramento della situazione dei nostri penitenziari, il numero dei suicidi si è ridotto in maniera significativa. Tra il 2009 e il 2012, infatti, il numero di casi è stato sempre superiore a 55, con un picco di 63 nel 2011. L'Italia nella comparazione con altri grandi Paesi europei, realizzata dal Consiglio d'Europa, registra uno dei tassi più bassi di casi di suicidio. Nell'ultima rilevazione comparativa del 2013 si registra un tasso di 6,5 su 10.000 in Italia, 12,4 in Francia, 7,4 in Germania, 8,9 nel Regno Unito. Da allora, come ho detto, la situazione è lievemente migliorata, ma naturalmente non ci potremo mai accontentare finché questi fenomeni non scompariranno. Il fenomeno, per la sua drammatica gravità, impone un eccezionale sforzo dell'Amministrazione penitenziaria, cui è demandata l'attuazione dei modelli di trattamento necessari alla prevenzione di ogni pericolo.  Alla luce delle analisi, delle riflessioni e degli Stati generali dell'esecuzione della pena, il 3 maggio del 2016, ho adottato una specifica e innovativa direttiva sulla prevenzione dei suicidi, indirizzata al capo del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, prescrivendo la predisposizione di un organico piano di intervento per la prevenzione del rischio di suicidio delle persone detenute e internate, il puntuale monitoraggio delle iniziative assunte per darvi attuazione e la raccolta e la pubblicazione dei dati sul fenomeno. Il predetto Dipartimento ha comunicato di avere predisposto un'articolata serie di misure organizzative, finalizzate proprio alla tempestiva individuazione delle situazioni di rischio e al relativo controllo. In sintesi, tali misure riguardano l'attività di formazione del personale, l'intensificazione degli interventi di diagnosi e cura di detenuti a rischio, mediante intese con le regioni e i servizi sanitari, la facilitazione dell'accesso a forme di comunicazione anche on-line con i familiari, le modalità di sistemazione nelle camere dei soggetti in condizione di difficoltà psichica, la custodia dinamica, che favorisca l'osservazione del detenuto e sviluppi la sua capacità di relazione. 
  Ho inoltre convocato per il 3 marzo una riunione con tutti i provveditori regionali dell'Amministrazione penitenziaria per acquisire un dettagliato quadro informativo dell'attuazione della direttiva. Analoghe misure sono state adottate dal Dipartimento della giustizia minorile di comunità. Non sfugge che le condizioni di sovraffollamento possano contribuire a determinare queste condizioni, ma gli interventi adottati per la riduzione della popolazione carceraria hanno già prodotto positivi risultati con un decremento significativo dal 2013. Sono altresì noti gli sforzi legislativi sostenuti negli ultimi tre anni, volti a rendere la custodia in carcere una misura cautelare solo estrema, da applicare in presenza di esigenze cautelari attuali e concrete, non tutelabili altrimenti. 
  Lo scorso 27 febbraio, in ragione di quanto accaduto nel carcere di Regina Coeli, ho chiesto l'immediata attivazione di accertamenti ispettivi per verificare la compiuta attuazione della direttiva suicidi. Sono già in corso anche accertamenti amministrativi sui casi di Bologna e di Napoli. Non appena avrò l'esito degli accertamenti richiesti, non esiterò a informare il Parlamento sui relativi risultati e ad assumere ogni iniziativa conseguente.

 

(tratto dal resoconto stenografico Camera dei Deputati )

Ultimo aggiornamento: mercoledì 1 marzo 2017