11 gennaio 2017 - Camera
Calenda: iniziative urgenti di politica industriale
Interrogazione dell'on. Lara Ricciatti (SI-SEL)

Confesso che in tre minuti rispondere sulla politica industriale del Governo è arduo. Proverò a farlo per flash, rimandando sia all’audizione che ho fatto sulle analisi programmatiche e sul lavoro programmatico del Ministero, ma anche ha tutta la disponibilità ad approfondirlo nelle sedi più opportune con maggior dettaglio. Il sistema industriale italiano non è in degrado. Il sistema industriale italiano, come quasi tutti i sistemi industriali dei Paesi occidentali, è spaccato in due e più pezzi. C’è un pezzo che ce la fa e vince (lo possiamo esemplificare nel record dell’anno scorso di esportazioni, 414 miliardi di euro), che funziona, continua a investire e va. C’è un mondo di mezzo, di aziende di diversa tipologia e dimensione, che prova a farcela, stenta, ma può imboccare una strada di crescita. E c’è un mondo che è sempre più ampio, che è stato colpito da due fenomeni molto forti e molto divisivi, che sono l’innovazione tecnologica e la globalizzazione. Questa è la rappresentazione dello scenario, rispetto al quale non c’è una politica industriale, ma ci sono politiche industriali che rispondono alle esigenze diverse di questi mondi. Vado per flash. Il Governo ha lanciato quello che è il più grande piano, da molti anni a questa parte, di incentivi fiscali automatici agli investimenti. Per noi le aziende da aiutare sono quelle che stanno in difficoltà o quelle che vogliono investire, non quelle che cercano rendite di posizione, attraverso una serie gli strumenti compresi nel piano Industria 4.0, che vanno dal rafforzamento del Fondo di garanzia, a super e iper-ammortamento, credito d’imposta, lavoro sulle competenze, la Sabatini. È un piano che muove quasi 20 miliardi di euro nello spazio della legge di bilancio nei tre anni e – ripeto – va a chi investe, non va a chiunque, e supera la logica dell’incentivo a bando. Il secondo pilastro, per il mondo che ce la può fare e che va spinto, è il piano di internazionalizzazione, il piano made in Italy, che ha come obiettivo principale quello di inserire il prodotto italiano nelle catene di distribuzione internazionali, per rafforzare la presenza, in particolare, delle medie e piccole imprese, che non ci sono sui mercati internazionali. Questo è il mondo che ce la può fare, che ha le caratteristiche, che va spinto. Per noi la crisi economica generale è stata più forte che per tutti gli altri Paesi, perché poco ci siamo occupati di politica industriale, ma noi abbiamo perso sugli investimenti, che sono la caratteristica più complessa. Atti Parlamentari — 66 — Camera dei Deputati XVII LEGISLATURA — DISCUSSIONI — SEDUTA DELL’11 GENNAIO 2017 — N. 722 Poi c’è il mondo che va aiutato ed è quello cui si faceva riferimento, ma non solo di Almaviva, su cui diciamo che la storia è un pochino differente. Infatti, un accordo era stato raggiunto per posticipare e continuare a negoziare, senza alcuna richiesta di sacrifici ai lavoratori. È stato deciso legittimamente di non firmarlo. E c’è il mondo dell’industria pesante, sulla quale stiamo agendo, sia attraverso il lavoro sui tavoli di crisi – penso ad Alcoa, Ilva e non solo – ma anche attraverso norme strutturali, come quelle sugli energivori, che finalmente abbiamo pagato, dopo molti anni di attesa, e che consentono di abbattere per queste imprese, che danno lavoro circa a mezzo milione di persone, i costi dell’energia, rispetto, per esempio, alla Germania, che sono molto più competitivi e che ci mettono fuori mercato. Quindi è un insieme, è un lavoro, sono più politiche industriali.

 

 (testo tratto dal resoconto stenografico della Camera dei Deputati)

 

 

 

Ultimo aggiornamento: martedì 31 gennaio 2017