11 gennaio 2017 - Camera
Franceschini: riorganizzazione del Ministero per assicurare attività di tutela del patrimonio culturale
Interrogazione dell'on. Maria Coscia (PD)

L’onorevole Coscia fa riferimento all’applicazione del comma 432 della legge di bilancio, che consente, entro il termine del 31 gennaio – e il decreto è già stato presentato al Consiglio superiore dei beni culturali nella giornata di ieri e ad un incontro con i sindacati, come prevede la procedura – sostanzialmente di completare la riforma del Ministero che – il Parlamento sa bene – ha come cardine – semplifico per i tempi – la distinzione delle funzioni di tutela dalle funzioni di valorizzazione, nel senso che, fino a prima della riforma, nel nostro ordinamento le soprintendenze si occupavano sia di tutela del territorio che di gestione dei musei o dei parchi archeologici. La scelta è stata, in tappe diverse, di distinguere queste funzioni attraverso la creazione di 32 (diventano a questo punto) musei e parchi archeologici autonomi, di poli museali regionali, e l’istituzione di 39 soprintendenze uniche, nel senso che hanno accorpato le funzioni che precedentemente erano distinte fra soprintendenze ai beni artistici, ai beni architettonici e archeologici. L’unica situazione che era rimasta fuori da questa riforma era Roma: sia perché richiedeva un approfondimento, sia perché erano in corso incontri con il comune proprio riferiti all’area archeologica centrale, a cominciare dall’accordo di valorizzazione siglato con il precedente sindaco Marino che non ha avuto un seguito operativo, di cui stiamo ragionando con l’attuale amministrazione. Nel senso che Roma è rimasta un’unica soprintendenza speciale, come era già prima, che ha mantenuto sia le competenze di gestione e di tutela del patrimonio che le competenze di gestione dei siti archeologici, a cominciare dall’area archeologica più importante d’Italia e probabilmente del mondo; e quindi il soprintendente di un’area così importante continuava ad occuparsi sia della gestione del Colosseo, che contemporaneamente del rilascio di un nullaosta della soprintendenza per l’apertura di una finestra in un qualsiasi quartiere di Roma. Questo decreto-legge, che applica la norma, consente di dividere queste funzioni. In che modo ? Il Parco archeologico del Colosseo comprenderà i siti statali Colosseo, Palatino, Foro romano e Domus Aurea di proprietà dello Stato, che già oggi hanno un unico biglietto; il Parco avrà una sua autonomia, avrà un comitato scientifico, un consiglio di amministrazione, avrà i compiti di valorizzazione e tutela di quest’area, e il direttore sarà scelto con una selezione internazionale. La soprintendenza speciale, che oggi aveva come confini le Mura Aureliane, avrà invece la competenza di tutto il comune di Roma e si occuperà di tutela del territorio, e anche della gestione di alcuni siti archeologici minori. Questo consentirà anche di andare avanti nel rapporto con il comune, vedremo in che forma e in che tempi, per avere un’integrazione della gestione dell’area archeologica centrale, che ha due proprietà diverse, prevalentemente Stato ma anche parti del comune; e consentirà anche una distribuzione più equa delle risorse. Io ho letto di questa preoccupazione inventata, delle risorse che andrebbero al Ministero: non è così ! Nel decreto ministeriale sarà scritto in modo molto chiaro che l’area archeologica centrale, come tutti gli altri musei italiani, e come fa già, devolverà il 20 per cento ad un fondo di solidarietà nazionale che serve per mantenere i musei più piccoli, quelli che non ce la possono fare con gli incassi e i biglietti a vivere; e un 30 per cento, che equivale a circa 11 milioni, che è più di quanto si spende oggi per il resto del territorio romano, transiterà direttamente dal Colosseo alla soprintendenza speciale di Roma per la tutela del patrimonio culturale della città. E, guardando la spesa storica, è più di quanto è mai stato investito, degli incassi del Colosseo e del Foro romano, sul territorio di Roma. Mi pare quindi che i dubbi siano risolti, e che si vada a completare un percorso riformatore che è stato ampiamente discusso e condiviso, ma che naturalmente, come tutti i processi riformatori, ha suscitato e susciterà delle critiche legittime.

 

(testo tratto dal resoconto stenografico della Camera dei Deputati)

 

 

 

Ultimo aggiornamento: martedì 31 gennaio 2017