11 gennaio 2017 - Camera
Galletti: scorie prodotte dall'impianto di Acerra
Interrogazione dell'on. Salvatore Micillo (M5S)

Ringrazio l’onorevole Micillo perché mi dà la possibilità di chiarire un aspetto del rapporto ISPRA, che in effetti, leggendo, dà esattamente il risultato che l’onorevole interrogante citava nella sua presentazione. Il problema è che il dato riportato dall’ISPRA risulta incompleto proprio a causa di un mero errore materiale che l’ISPRA ha immediatamente provveduto a correggere. Provo a fare chiarezza sui dati. Con riferimento all’anno 2015, l’impianto di termovalorizzazione di Acerra ha prodotto circa 36.000 tonnellate di rifiuti da processi di abbattimento fumi-ceneri leggere. Successivamente queste ceneri sono state avviate ad impianto di trattamento per l’inertizzazione finalizzata al successivo recupero o smaltimento. Gli impianti sono ubicati sia nel territorio nazionale (circa 17.000 tonnellate in provincia di Frosinone, 8.500 a Brescia e 3.700 a Pavia), sia all’estero (5.600 tonnellate in Germania). Sono circa 537 le tonnellate rimaste in giacenza nell’impianto di Acerra. La termovalorizzazione ha inoltre prodotto circa 118.000 tonnellate di ceneri e scorie pesanti, inviate ad impianti di recupero di metalli e inerti situati nel Nord Italia, fatta eccezione per circa 1.000 tonnellate che risultano in giacenza presso lo stesso impianto. Quest’ultimo è il dato che non era stato riportato nella tabella del rapporto sui rifiuti 2016 redatto da ISPRA, su cui – come ho già detto – è intervenuta la correzione dell’ente competente. L’impianto di Acerra quindi, sulla base dei dati corretti, produce circa 154.000 tonnellate di rifiuti. Si fa presente inoltre che sulla base dei dati storici relativi a rifiuti d’ingresso, il Ministero dell’ambiente ha provveduto con il DPCM del 10 agosto 2016 all’individuazione della capacità complessiva di trattamento di rifiuti urbani e assimilati degli impianti di incenerimento già in esercizio e autorizzati a livello nazionale. Conseguentemente, il decreto ha individuato il fabbisogno residuo di incenerimento localizzando le infrastrutture da realizzarsi per macro aree e per regione nel rispetto degli obiettivi di raccolta differenziata e di riciclaggio tenendo appunto conto della pianificazione regionale. Resta inteso comunque che, qualora ne ricorrano le condizioni, come previsto dal decreto, regioni e province autonome possono chiedere al Ministero, come previsto, l’aggiornamento del fabbisogno residuo di incenerimento di rifiuti. Per quanto riguarda, inoltre, la produzione e la gestione delle ceneri e delle scorie prodotte dall’impianto, queste esulano dalle finalità e dalla portata del decreto. La gestione di tali rifiuti speciali, infatti, è posta a carico del soggetto gestore dell’impianto ed è sottoposta al libero mercato nel rispetto dei principi di economicità e sostenibilità ambientale.

 

(testo tratto dal resoconto stenografico della Camera dei Deputati

Ultimo aggiornamento: martedì 31 gennaio 2017