15 novembre 2017 - Camera
Minniti: incidente 6/11/2017 Mar Mediterraneo e ruolo Guardia costiera libica
Interrogazione On. Francesco Laforgia ed altri (MDP)

Grazie, signora Presidente. Onorevoli deputati, in merito al grave incidente verificatosi la mattina del 6 novembre scorso al largo delle coste libiche durante l'operazione di soccorso in mare degli occupanti di un gommone, le ricostruzione dei fatti attribuiti a soggetti presenti sul luogo del naufragio, la Guardia costiera libica e l'imbarcazione dell'ONG battente bandiera olandese Sea Watch 3, appaiono sostanzialmente divergenti.

La vicenda si è consumata a 30 miglia nautiche dalla costa libica a nord est di Tripoli. Al termine delle operazioni la nave Sea Watch 3 ha sbarcato nel porto di Pozzallo cinquantanove migranti e il cadavere di un minore. Risulta che la motonave della Guardia costiera libica abbia recuperato 47 migranti e la nave militare francese altri tre migranti e quattro deceduti. Al momento, purtroppo, non è possibile avere un quadro certo di eventuali dispersi anche se testimoni hanno riferito che potrebbe essere intorno ai 50. Sulla vicenda è in corso l'indagine della Procura della Repubblica di Ragusa e il Governo assicura il più forte impegno a collaborare con l'autorità giudiziaria affinché sia fatta luce sulla dinamica dei fatti e le relative responsabilità, così come a mettere in campo, per quanto di sua competenza, tutte le iniziative utili affinché incidenti così drammatici non abbiano più a ripetersi. I dati dell'Organizzazione mondiale dell'immigrazione al 12 novembre scorso attestano che dall'inizio dell'anno nel Mediterraneo centrale risultano disperse 2.749 persone, a fronte dei 3793 dell'analogo periodo dell'anno precedente. Una diminuzione anche significativa, sapendo tuttavia che anche una sola morte in mare è per noi inaccettabile.

Riguardo alle persone riportate in Libia, la Marina libica ha riferito di avere prestato loro assistenza umanitaria e medica ed in particolare di avere trasferito in ospedale due persone mentre il resto dei migranti è presso il centro di accoglienza di Tagiura. Non sfugge che la questione posta dal gli interroganti abbia tuttavia un valore più generale e riguardi le condizioni di vita di coloro che vengono riportati in Libia. Fin dal primo momento ci siamo posti il tema del rispetto dei diritti umani nei centri di accoglienza, non è una questione di oggi. La Libia da oggi è crocevia di traffico di esseri umani e tuttavia non ha mai firmato la Convenzione di Ginevra del 1951. Per noi era, è, e sarà, una questione irrinunciabile. Allo stesso tempo sappiamo che non basta denunciare bisogna fare, sentiamo l'assillo di dovere agire.

Se oggi l'UNHCR ha potuto visitare ventotto dei ventinove centri di accoglienza presenti in Libia, individuando oltre mille soggetti in condizioni di fragilità a cui potere essere riconosciuta la protezione internazionale e la ricollocazione in Paesi terzi con le primissime ricollocazioni già effettuate, una sorta di corridoio umanitario per donne, bambini ed anziani, se l'organizzazione mondiale per l'immigrazione ha portato a termine dalla Libia oltre 9.353 rimpatri volontari e assistiti verso i Paesi di origine, se c'è un piano già operativo italiano di aiuti umanitari coordinato con i sindaci libici, se la nostra cooperazione internazionale sta procedendo ad un bando per l'attività delle ONG in territorio libico, se a Berna, lunedì scorso, i Ministri dell'interno dell'Europa e dell'Africa settentrionale compresa la Libia hanno firmato un documento di impegni sui diritti dei migranti e sul diritto alla protezione internazionale, lo si deve anche all'impegno del nostro Paese e dell'Europa. Basta tutto questo? La risposta è chiara: no. Ma l'alternativa non può essere quella - ho finito - di rassegnarsi all'impossibilità di governare i flussi migratori e consegnare ai trafficanti di esseri umani le chiavi delle democrazie europee. Questo è il cuore del problema: innanzitutto, sconfiggere il traffico di esseri umani e cancellare lo sfruttamento. Farlo significa porre credibili condizioni per regolare legalmente la questione migratoria, da un lato, con l'apertura di corridoi umanitari, che in questo anno ha consentito l'arrivo in Italia di mille profughi e che, grazie al protocollo da ultimo siglato il 7 novembre scorso al Viminale con la Comunità di Sant'Egidio, la Tavola Valdese e la Federazione delle Chiese evangeliche, consentirà l'arrivo nel prossimo biennio di altri mille profughi; dall'altro, attraverso gli ingressi legali concordati con i Paesi di provenienza. Sconfiggere, dunque, l'illegalità per promuovere e costruire la legalità nel campo delle immigrazioni.

 

(tratto dal resoconto stenografico Camera dei Deputati)

Ultimo aggiornamento: mercoledì 15 novembre 2017