15 novembre 2017 - Camera
Minniti: iniziative per rimpatrio degli immigrati irregolari
Interrogazione On. Massimiliano Fedriga ed altri (LNA)

Signora Presidente, onorevoli deputati, l'impegno del Governo per il rafforzamento delle politiche dei rimpatri si è concretizzato, anche sul piano normativo, con l'adozione del decreto-legge n. 13 del 2017, successivamente convertito in legge, con il quale sono stati istituiti i centri di permanenza per i rimpatri, allo scopo di rendere più efficace l'esecuzione dei provvedimenti di espulsione, con una finalizzazione più immediata al rimpatrio forzato delle persone potenzialmente pericolose per la sicurezza del nostro Paese.

Il provvedimento ha inteso anche assicurare un'efficace gestione e monitoraggio dei procedimenti amministrativi, riguardando le posizione d'ingresso e soggiorno irregolari, anche attraverso un sistema informativo automatizzato.

Ad oggi sono attivi cinque centri di permanenza per i rimpatri, mentre è prevista, entro la fine dell'anno, l'attivazione di un ulteriore centro a Potenza, sono state già individuate aree o strutture per attivarne altri cinque in altrettanti regioni.

Aggiungo che il Dipartimento della pubblica sicurezza, con disposizioni impartite agli uffici territoriali, ha inteso conferire massimo impulso all'attività di rintraccio dei cittadini dei Paesi terzi in posizione irregolare, attraverso il controllo del territorio e il conseguente avvio delle procedure di allontanamento, nel rispetto dei diritti degli interessati.

Dal 1° gennaio di quest'anno al 5 novembre, gli stranieri rintracciati in posizione irregolare sono stati 39.634 (15 per cento in più, rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso), di cui 17.405 allontanati dal territorio nazionale (più 14 per cento, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno). Di questi, 10.628 sono stati respinti alla frontiera e 6.777 rimpatriati o riammessi nei Paesi di provenienza, con un incremento dei rimpatri del 15,4 per cento, rispetto alla stessa data dell'anno passato. Sono stati altresì adottati 93 provvedimenti di espulsione con accompagnamento, per motivi di sicurezza nazionale e prevenzione del terrorismo, con un incremento del 40 per cento rispetto ai dati dello scorso anno.

Un'efficace politica dei rimpatri, tuttavia, non può prescindere da un'attività di carattere internazionale, mirata alla conclusione di accordi e protocolli operativi, in tema di riammissione e lotta alla tratta di esseri umani con i Paesi di origine e transito dei migranti. Segnalo che l'Italia e l'Unione europea hanno concluso accordi di riammissione con oltre venti Paesi a forte vocazione migratoria. Inoltre, al fine di potenziare l'esecuzione dell'espulsione, sono state siglate intese di carattere tecnico per il contrasto all'immigrazione irregolare e in materia di rimpatri con i Paesi terzi Algeria, Gambia, Ghana, Gibuti, Niger, Nigeria, Senegal e Sudan, nonché attivate specifiche iniziative con Libia, Tunisia, Egitto e Gambia. 

Un'ulteriore iniziativa maturata nel contesto europeo che ha accolto una nostra richiesta prevede una policy volta a collegare il rilascio dei visti di ingresso legale nei confronti di cittadini di un Paese terzo con le politiche di rimpatrio nei confronti di quello stesso Paese. Ho concluso. In altre parole, l'ingresso legale in qualsiasi Paese dell'Unione sarà più difficile per i cittadini di un Paese terzo che non collabora alle politiche di rimpatrio.

A titolo sperimentale si è deciso di avviare il progetto con il Bangladesh, a seguito della recente entrata in vigore delle procedure standard con quel Paese. Nel 2017 il Bangladesh rappresenta uno tra i primi tre Stati di provenienza di migranti diretti in Italia. Pertanto, proprio per queste ragioni, si sta lavorando ad un programma di rimpatri con il Bangladesh che possa costituire un modello per il futuro.

 

(tratto dal resoconto stenografico Camera dei Deputati)

Ultimo aggiornamento: mercoledì 15 novembre 2017