17 maggio 2017 - Camera
Orlando: protezione servizi informatici del processo telematico
Interrogazione on. Massimo Artini (M-AL-TIpI)

In relazione allo stato delle architetture hardware e software impiegate per la fornitura dei servizi relativi al processo civile telematico, rassicuro gli onorevoli interpellanti riguardo all'elevato livello di sicurezza degli apparati e delle infrastrutture. L'avanzamento dei livelli di digitalizzazione a servizio del processo ha costituito, com'è noto, obiettivo prioritario dell'azione di Governo. Anche a tal fine, il Ministero della giustizia è stato accreditato come organismo intermedio per l'impulso, l'attuazione, il controllo e la rendicontazione dei progetti finanziati dall'Unione europea. Sono state in tal modo reperite le risorse per il finanziamento di fondamentali progetti di modernizzazione del sistema giudiziario, come tra l'altro l'estensione del PCT a tutte le cause civili, il potenziamento delle infrastrutture e dei sistemi di assistenza, ed il pieno dispiegamento del SICP nel settore penale, onde assicurare un complesso recupero di efficienza e di sicurezza dei sistemi.

Grazie alle politiche di digitalizzazione avviata, si sono potute rinnovare negli ultimi due anni le dotazioni dei personal computer, portatili e fissi, a tutti i magistrati civili mediante la fornitura di dispositivi dotati di versioni aggiornate di Windows e protetti da idonei antivirus, costantemente aggiornati. Importanti investimenti sono stati indirizzati alla sicurezza dei sistemi, la cui architettura di dettaglio non è ostensibile per evidenti ragioni di protezione dei relativi dati, e che hanno consentito di prevenire infezioni sui dati e documenti relativi al processo civile telematico.

In particolare, sono state installate nuove apparecchiature server e storage aggiornate all'ultima versione di Oracle, e adeguatamente protette da efficaci antivirus, che consentono di gestire dati e documenti del fascicolo informatico in ambiente Linux. I depositi telematici trasmessi in forma cifrata si basano sul sistema di posta elettronica certificata, i cui messaggi vengono sistematicamente monitorati da appositi sistemi antivirus e provengono unicamente da indirizzi verificati, censiti nel registro generale degli indirizzi. Sono inoltre adottate tutte le necessarie metodologie di backup, sia su base giornaliera che settimanale, sottoposte a periodica verifica. I sistemi di consultazione si basano su un'autenticazione forte, ed attraverso servizi esposti solo a soggetti certificati; mentre attraverso proxy sono esposti solo i servizi di consultazione, per i quali è in corso di allestimento la loro ridondanza presso la nuova sala server di Milano.

Quanto ai rallentamenti di cui al comunicato del 30 marzo 2017, a seguito degli approfondimenti e dei test operati dal gestore della connettività la competente articolazione ha escluso che le criticità siano state dipendenti dall'infrastruttura di competenza del Ministero della giustizia, precisando come nessun deposito è andato perso e tutti sono stati regolarmente processati, seppur con una certa lentezza dovuta ai tanti messaggi accumulati nelle caselle PEC del Ministero.

Quanto infine al recente attacco, non risultano ad oggi compromissioni in forza delle politiche di sicurezza adottate. Il sistema delle norme poste a garanzia dei diritti e delle parti assicura peraltro adeguata tutela del contraddittorio, in presenza di specifiche contingenti anomalie dei sistemi, attraverso disposizioni dirette ad esonerare il depositante dalle conseguenze processuali di eventuali errori e ritardi in sede di lavorazione dell'atto depositato da parte dei sistemi di controllo interno, prevedendo che ai fini della valutazione della tempestività del deposito degli atti processuali rileva la ricevuta rilasciata a seguito del controllo formale su busta telematica da parte del gestore PEC del dominio di giustizia.

Oltre a disposizioni contenute nell'articolo 16-bis, comma 7 del decreto-legge n. 179 del 2012, può soccorrere l'istituto processuale generale della rimessione in termini dell'articolo 153 del codice di procedura civile, che costituisce il rimedio naturale e privilegiato per la parte incorsa in decadenza a causa del mancato perfezionamento della procedura di deposito di atti o documenti in via telematica.

 

(tratto dal resoconto stenografico Camera dei Deputati)

Ultimo aggiornamento: mercoledì 17 maggio 2017