19 gennaio 2017 - Senato
Galletti: inquinamento atmosferico e gestione del ciclo dei rifiuti, con particolare riferimento alla bonifica dei siti di interesse nazionale
Interrogazioni dei sen. Puppato (PD), Piccoli (FI-PDL), Lucidi (M5S), Marinello (AP), Orellana (AUT), Volpi (LN-AUT), Tarquinio (COR)

Signor Presidente, in primo luogo permettetemi di approfittare di questa occasione per esprimere la vicinanza del Governo e mia alle popolazioni colpite dagli eventi atmosferici negli ultimi giorni nel centro Italia e di ringraziare tutte le Forze dell'ordine che in questo momento stanno operando in quel territorio insieme agli uomini della Protezione civile e ai tanti volontari che si sono resi disponibili in questo difficile momento per il nostro Paese.

Ritengo che le domande che avete posto abbiano toccato argomenti di rilevanza fondamentale per il nostro territorio e di questo vi ringrazio, perché mi date la possibilità di entrare nello specifico dei temi che ogni giorno, come Ministro, sono chiamato ad affrontare.

Per quanto riguarda, innanzi tutto, la qualità dell'aria, ho sempre posto particolare attenzione a tale problema. La legislazione comunitaria in materia di qualità dell'aria prevede che gli Stati membri debbano assicurare, entro specifiche date, il rispetto di determinati valori limite di qualità dell'aria per una serie di inquinanti grazie alla pianificazione di misure e di interventi di risanamento. Nel nostro Paese il mancato rispetto dei limiti imposti dalle norme comunitarie relativamente al PM10 e al biossido di azoto riguarda ampie aree del territorio nazionale, situate presso la maggior parte delle Regioni italiane.

Ricordo, prima di tutto, che l'Agenzia europea dell'ambiente ha recentemente pubblicato una nuova relazione in cui si evidenziano le correlazioni tra l'inquinamento atmosferico e la salute dei cittadini europei. Secondo lo studio la maggior parte degli abitanti delle città continua a essere esposta a livelli di inquinanti atmosferici che l'Organizzazione mondiale della sanità non ritiene sicuri.

Tuttavia, se noi analizziamo i dati riguardanti l'Italia, appare evidente come, negli ultimi anni, i livelli d'inquinamento si siano sensibilmente ridotti. Tutte le misure che abbiamo messo in atto sono state sufficienti a ridurre il livello dell'inquinamento, ma non, in molte Regioni italiane, a raggiungere livelli di sicurezza per la salute dei cittadini.

Questo è a riprova del fatto che le manovre funzionano, ma che quelle che abbiamo messo in campo non sono ancora sufficienti. Dobbiamo continuare sulla linea che abbiamo intrapreso, in particolare negli ultimi anni, perché è proprio negli ultimi anni che abbiamo avuto una riduzione sensibile dell'inquinamento.

Occorre segnalare, prima di tutto, che attiene alle Regioni la competenza primaria in materia di valutazione e gestione della qualità dell'aria, e quindi anche in materia di elaborazione di piani di risanamento e di azioni di misure di intervento. Non c'è nessun obbligo, da parte dello Stato, di piano nazionale sulla qualità dell'aria. Non c'è l'obbligo e non c'è la competenza a farlo. Quindi, anche volontariamente, se si volesse fare, non si potrebbe fare, perché sarebbe un mero documento di indirizzo.

E adesso spiegherò cosa facciamo per esercitare questo indirizzo, considerando che la nostra azione non ha potuto essere diretta e risolutiva rispetto ai superamenti riscontrati delle polveri sottili sul territorio nazionale.

La nostra azione è stata mirata a garantire un costante e fondamentale supporto alle amministrazioni locali. In tal senso è stato istituito un tavolo permanente di lavoro presso il Ministero, nel quale lo Stato e le Regioni scambiano informazioni e strumenti per migliorare il livello di conoscenza e capacità di gestione dei fenomeni di inquinamento atmosferico.

Con riferimento specifico al bacino padano che - come ha detto il senatore Volpi - è la zona che più ci preoccupa in questo momento, perché è quella che registra i più alti tassi di inquinamento, si fa presente che la normativa nazionale e comunitaria in materia di qualità dell'aria non prevede alcuna classificazione delle zone in base alle caratteristiche di dispersione degli inquinanti.

Tutte le zone, cioè, sono considerate dalla normativa comunitaria uguali, nonostante noi, senatore Volpi, abbiamo chiesto più volte all'Unione europea di riconoscere la specificità del bacino padano, perché esso presenta delle condizioni geografiche che lo rendono più vulnerabile alle polveri sottili rispetto ad altre zone e - non solo - perché è anche interessato da una attività industriale antropica più forte delle altre. Quindi, è sicuramente, anche da questo punto di vista, una zona più a rischio.

Tuttavia, riconoscendo le grandi criticità presenti nell'area, il Ministero ha dato vita a iniziative quali l'accordo di bacino padano del 2013. Tale accordo, insieme al protocollo antismog firmato a fine dicembre 2015 insieme a tutti i Comuni italiani e a tutte le Regioni italiane, e al futuro programma di controllo previsto dalla direttiva NEC sui tetti nazionali alle emissioni, costituisce un concreto contributo nazionale alla riduzione dell'inquinamento dei territori del bacino padano.

Mi piace ricordare in questa sede che con le Regioni del bacino padano è in corso un intenso confronto che dura ormai da mesi. La prossima riunione, l'ennesima, sarà proprio in Emilia-Romagna con tutti i Presidenti interessati al bacino padano, per continuare l'approfondimento delle risultanze dei tavoli tecnici che hanno chiuso il proprio lavoro alcune settimane fa. Ci riuniremo periodicamente, anche simbolicamente, presso tutte le Regioni che fanno parte del bacino padano, proprio per dare maggiore impatto all'azione che stiamo svolgendo.

In tale contesto, per i Ministeri è previsto l'impegno a realizzare interventi nei settori individuati tra quelli maggiormente responsabili delle emissioni inquinanti, mentre le Regioni dovranno provvedere all'adozione delle misure mediante una modifica dei propri piani di qualità dell'aria. Inoltre, nell'ambito dello svolgimento delle attività previste dall'accordo, il Ministero dell'ambiente ha provveduto anche a predisporre un decreto sulla certificazione dei generatori di calore a uso domestico, le cosiddette minicaldaie, finalizzato alla diffusione di tecnologie sempre più efficienti e pulite.

Inoltre, è stato predisposto un secondo decreto sulla individuazione di nuovi valori limiti di emissione da applicare a impianti a biomassa di natura industriale, ai fini di limitare il loro impatto sull'ambiente. Ulteriori accordi potranno essere promossi per altre Regioni italiane.

Per quanto riguarda, invece, la presenza di cromo esavalente nell'aria, si fa presente che tale inquinante non ricade tra le sostanze che le norme comunitarie in materia di qualità dell'aria impongono di verificare e limitare ai fini della tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini.

Del resto, le conoscenze su tali inquinanti sono talmente limitate a livello internazionale che immaginare la fissazione di uno specifico valore limite sulle concentrazioni atmosferiche del cromo valide solo per l'Italia sarebbe estremamente complesso e, con le conoscenze scientifiche che abbiamo, anche poco realistico. Tuttavia, visto che il tema esiste ed è all'attenzione della scienza a livello globale, si ritiene che tale inserimento potrà essere effettuato a seguito della discussione che stiamo portando avanti in Europa e che vede l'Italia attiva nei gruppi tecnici e, soprattutto, nel Consiglio. Quando la Commissione europea riterrà, sulla base dei dati internazionali, l'Italia ne proporrà l'introduzione nella direttiva.

Ciò promesso, si rileva in ogni caso che a livello nazionale sono stati fissati limiti specifici alle emissioni di cromo degli impianti industriali anche per fattispecie non coperte da norme comunitarie - si tratta di uno dei casi di gold plating della nostra normativa - e che nell'ambito di un'attività di aggiornamento della parte quinta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in atto presso il mio Ministero, tali limiti potranno essere rivisti e attualizzati alla luce delle nuove conoscenze scientifiche che abbiamo.

Infine, sempre con riferimento a iniziative di tutela della qualità dell'aria, si segnala - come ricordavo prima - che il 30 dicembre 2015 è stato sottoscritto un protocollo di intesa che prevede la destinazione di circa 12 milioni di euro, a favore del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e dell'Associazione nazionale dei Comuni italiani, per definire e attuare misure omogenee su scala di bacino per migliorare la tutela della qualità dell'aria e la riduzione di emissioni di gas climalteranti con interventi prioritari nelle Città metropolitane. Il protocollo punta al finanziamento di misure dirette a incentivare il trasporto pubblico locale e la mobilità alternativa al trasporto privato. Il decreto di indirizzo sulla destinazione e l'utilizzo delle risorse è già stato predisposto e sarà pubblicato nei prossimi giorni.

Nel protocollo si prevede, inoltre, un impegno a precisare le attività da finanziare con strumenti di incentivazione esistenti per un importo totale di circa 350 milioni di euro (è previsto anche il rinnovo dei mezzi del trasporto pubblico locale). Oltre a questi 350 milioni, ci sono anche quelli del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. In tale ambito sono già stati attivati 6 milioni di euro per il finanziamento di interventi di mobilità sostenibile, che sono in aggiunta ai 350 milioni e ai 12 milioni. Abbiamo già firmato protocolli con le Città metropolitane di Bologna, Roma, Milano e Torino. A questi aggiungiamo i 35 milioni di euro destinati dal collegato ambientale al Programma sperimentale nazionale di mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro, al fine di finanziare progetti predisposti da uno o più enti locali riferiti a un ambito territoriale con popolazione superiore a 100.000 abitanti, diretti a incentivare iniziative di mobilità urbana alternative all'automobile privata. A tutti questi interventi dobbiamo aggiungere quelli che abbiamo predisposto in maniera strutturale anche nella legge di bilancio, cioè la proroga dell'ecobonus, lo sconto fiscale del 65 per cento e l'allargamento dello spettro di intervento.

Infine, per quanto riguarda le azioni da intraprendere, si ricorda che nel dicembre 2013 la Commissione europea ha pubblicato la nuova strategia tematica sulla qualità dell'aria, che si articola in un documento generale di indirizzo e nella previsione delle due direttive da adottare con la finalità di ridurre le emissioni inquinanti.

 

(testo tratto dal resoconto stenografico del Senato della Repubblica)

 

 

Ultimo aggiornamento: martedì 31 gennaio 2017