19 Luglio 2017 - Camera
Minniti: migranti, attesa sentenza Corte di giustizia europea su interpretazione regolamento di Dublino
Interrogazione dell'on. Gian Luigi Gigli (DeS-CD)

Presidente, onorevoli colleghi, il Governo italiano segue con attenzione gli sviluppi della giurisprudenza delle corti internazionali ed europee sui temi migratori, poiché da essa possono scaturire interpretazioni significative delle normative applicabili al soccorso in mare dei migranti, alla loro accoglienza e al trattamento delle domande di protezione internazionale. Nei tempi più recenti è soprattutto davanti alla Corte di giustizia dell'Unione europea che si è fatto più vivo il dibattito, a cui l'Italia sta prendendo parte, in merito all'impatto dell'applicazione degli standard internazionali di protezione dei diritti fondamentali sull'interpretazione delle normative vigenti. Sul piano delle convenzioni internazionali richiamate dall'onorevole interrogante, evidenzio che, oltre alla citata Convenzione di Montego Bay del 10 dicembre 1982, ratificata dall'Italia nel 1994, fonte primaria di diritto internazionale del mare che prevede l'obbligo di soccorrere chiunque si trovi in pericolo di vita, devono essere tenute presenti altre disposizioni in materia di soccorso in mare, tra cui, in particolare, la Convenzione per la sicurezza della vita in mare, SOLAS, e quella del soccorso in mare, SAR.

La cornice normativa richiamata prevede una serie di obblighi, tra i quali l'immediato intervento in assistenza di qualsiasi persona in pericolo in mare, senza distinzione di nazionalità o di status giuridico, nonché l'obbligo di sbarcare i naufraghi in luogo sicuro. Tali obblighi di soccorso cessano non appena i naufraghi giungano presso il luogo sicuro, che è quella località dove le operazioni di soccorso si considerano concluse, in quanto considerate soddisfatte le necessità primarie di sicurezza e di protezione dei diritti fondamentali dei naufraghi stessi. Ai sensi delle citate Convenzioni, alla nozione di luogo sicuro non corrisponde quella di luogo più vicino. Il luogo sicuro deve essere individuato nelle proprie acque, SAR, dalle autorità del Paese che assume la responsabilità dell'intervento di soccorso, come tale idoneo a soddisfare le esigenze primarie dei naufraghi.

Le navi presenti nel Mediterraneo centrale chiamano in causa generalmente il Centro italiano di coordinamento presso il Comando generale del Corpo delle capitanerie di porto, che è tenuto ad attivarsi per assicurare le attività di ricerca e soccorso conseguenti. Per quanto riguarda l'applicazione del regolamento di Dublino III, l'articolo 13 dispone che, quando è accertato, sulla base di elementi di prova e delle circostanze indiziarie dell'articolo 22 dello stesso regolamento, inclusi i dati del regolamento Eurodac, che il richiedente ha varcato illegalmente la frontiera di quello Stato membro, lo stesso è competente per l'esame della domanda di protezione internazionale. È all'esame della Corte di giustizia dell'Unione europea la tematica relativa alla corretta interpretazione dell'articolo 13 che ho appena richiamato, e penso che ci sarà un pronunciamento nei prossimi giorni con riferimento agli interventi di soccorso per garantire i diritti dei migranti in condizioni emergenziali.

 

(Tratto dal resoconto stenografico della Camera dei Deputati)

Ultimo aggiornamento: mercoledì 19 luglio 2017