2 febbraio 2017 - Senato
Padoan: stato dei conti pubblici e sulle problematiche relative al settore bancario
Guerrieri Paleotti (PD); Mandelli (FI-PDL); Lezzi (M5S); De Petris (Misto-SI-SEL); Barani (ALA-SCCLP); Divina (LN-Aut); Bonfrisco (CoR)

Signora Presidente, ringrazio gli onorevoli senatori per le loro osservazioni. Risponderò in modo complessivo alle domande e alle rilevazioni fatte visto che si orientano, sia pur con prospettive diverse, sullo stesso tema. Innanzitutto, fatemi dire che la manovra, che non è estemporanea, e le misure di cui stiamo parlando si collocano in un quadro più generale di coerenza della politica del Governo attuale e del Governo precedente; una politica di bilancio orientata al duplice obiettivo di sostegno alla crescita e consolidamento della finanza in un contesto in cui il debito si sta stabilizzando. E questo nel rispetto delle regole, pur nell'utilizzo possibile del margine di flessibilità che le regole europee consentono e che l'Italia ha contribuito a migliorare.

Permettetemi altresì di dire che rifiuto la descrizione della politica del Governo di questi anni come una politica dei bonus. Non è certamente questo il focus essenziale: è una politica che si è basata su riforme strutturali per la crescita, su tagli di tasse, sull'aggiustamento della spesa e sul rilancio degli investimenti pubblici e privati.

Detto ciò, la richiesta da parte della Commissione dell'aggiustamento citato è parte di una procedura consolidata. Già nelle raccomandazioni della primavera scorsa era stato richiesto all'Italia un aggiustamento del saldo strutturale per il 2017 pari allo 0,6 per cento. Con l'opinione del draft budgetary plan 2017 del 16 novembre del 2016, la Commissione aveva stimato uno scostamento complessivi dagli obiettivi di oltre un punto percentuale di PIL: una deviazione dai processi di aggiustamento ritenuta significativa, pur in presenza delle circostanze eccezionali riconosciute all'Italia, e in particolare i fenomeni della pressione migratoria e i fenomeni sismici.

Una valutazione - aggiungo - che è stata diversa da quella del Governo italiano, che su misure secondo noi più realistiche del reddito potenziale, del cosiddetto output gap, dimostrava (e continua a dimostrare nell'allegato alla lettera) che in base a quelle misure l'Italia sarebbe perfettamente in linea con tutte le regole europee.

Comunque, l'Eurogruppo del 5 dicembre scorso ha inserito l'Italia tra i Paesi a rischio di non conformità. La richiesta di misure aggiuntive veniva rinviata a un momento successivo alla formazione del nuovo Governo e, da qui, la lettera del 17 gennaio. Questa lettera richiama la necessità di ridurre la deviazione per il 2017, per evitare l'apertura di una procedura per mancata osservanza della regola del debito (quindi procedura di deficit eccessivo legata al debito e non al deficit che, come è stato ricordato, è calato e continua a calare).

Chiede, inoltre, all'Italia formalmente di presentare tutti gli elementi utili per le ragioni del mancato soddisfacimento della regola del debito per il 2015.

Ricordo che l'Italia è già stata oggetto dell'avvio di procedure per il mancato rispetto della regola del debito con riferimento al debito del 2014 e del 2015. In entrambi i casi il processo si è concluso senza l'apertura della procedura. In merito al 2015 la Commissione aveva accolto favorevolmente le informazioni fornite dall'Italia e non aveva aperto la procedura alla luce dell'impegno del Governo di migliorare il saldo strutturale in linea con le regole della parte preventiva del patto. Le valutazioni della Commissione avevano tenuto conto di due circostanze aggiuntive: l'impatto delle condizioni macroeconomiche sfavorevoli, tra cui la bassa inflazione, che ostacola la riduzione del rapporto debito-PIL; la realizzazione di un ampio e importante, ambizioso programma di riforme per sostenere la crescita e assicurare la sostenibilità di lungo periodo della finanza pubblica.

Proprio in riferimento alla conformità del percorso di aggiustamento del saldo strutturale, la Commissione si era riservata di elaborare un nuovo rapporto di analisi della situazione secondo l'articolo 126, comma 3. Pertanto, dopo la presentazione del draft budgetary plan per il 2017, la Commissione ha nuovamente avviato la valutazione sul rispetto della regola del debito.

Il rispetto della parte preventiva del patto e l'eventuale apertura di una procedura per mancato rispetto della regola del debito sono collegati tra loro. Secondo la Commissione richiedono misure di aggiustamento per il 2017, quantificate, come ricordato, nello 0,2 per cento del PIL. Nella lettera di risposta alla Commissione e, più compiutamente, nel rapporto sui fattori rilevanti, si evidenzia che il rispetto della regola del debito viene assicurato anche in questa tornata, tenuto conto delle circostanze eccezionali, ma anche di una politica di bilancio attenta alla stabilità del debito e del disavanzo. Da tempo, infatti, l'Italia consegue significativi avanzi primari, che nel 2016 hanno consentito la sostanziale stabilizzazione del rapporto debito-PIL, pur in un contesto europeo caratterizzato da notevoli pressioni deflazionistiche.

Gli eventi nella risposta alla Commissione si iscrivono, quindi, in una strategia di consolidamento favorevole a crescita e occupazione. La gradualità dell'aggiustamento strutturale riflette dunque anche l'esigenza di non danneggiare crescita e occupazione in un contesto di elevata incertezza e dal perdurare di fenomeni eccezionali.

In questo quadro, non si tratta, quindi, di una manovra estemporanea, ma di misure bilanciate di aggiustamento, ma anche di sostegno, come dirò tra un momento, che andranno prese. Ribadisco, quindi, che si tratta di una di riduzione necessaria dell'indebitamento netto strutturale rispetto al valore tendenziale di 0,2 punti di PIL.

L'aggiustamento si compone, per circa un quarto, da tagli di spesa selettivi e, per circa tre quarti, da misure sulle entrate. In particolare, un miliardo di euro è atteso da maggiori entrate derivanti dal rafforzamento di misure contro l'evasione che si sono già mostrate efficaci, mentre sono esclusi interventi sull'IVA e sulle agevolazioni fiscali. È escluso l'estensione a questi fini di ulteriori round di voluntary disclosure.

Ma a queste misure di contenimento della spesa e di aumento delle entrate, si accompagnano altre misure di segno opposto. Si intende, infatti, stanziare una cifra superiore a un miliardo di euro per affrontare le conseguenze dell'ultima scossa di terremoto e, in generale, dell'attività sismica in questi tragici mesi, per sostenere le popolazioni colpite dal sisma e per far fronte all'emergenza.

Concludo ricordando che queste misure verranno adottate al più tardi entro fine aprile, cioè con i tempi coerenti per l'approvazione del Documento di economia e finanza.

 

(testo tratto dal resoconto stenografico del Senato della Repubblica)

 

 

 

Ultimo aggiornamento: giovedì 2 febbraio 2017