20 settembre 2017 - Camera
Minniti: criteri di rilascio permessi di soggiorno per motivi umanitari
Interrogazione On. Laura Ravetto ed altri (FI-PdL)

Signor Presidente, onorevoli colleghi, come ricordato nell'interrogazione, la protezione internazionale è disciplinata nell'ordinamento italiano attraverso tre istituti: l'asilo politico, la protezione sussidiaria e la protezione umanitaria. Il primo discende dalla Convenzione di Ginevra del 1951, mentre il secondo scaturisce dal recepimento di una direttiva europea nel nostro ordinamento operato con il decreto legislativo n. 251 del 2007. La protezione umanitaria è invece prevista dall'ordinamento nazionale quale ulteriore forma di tutela per il richiedente protezione internazionale che non abbia i requisiti per il riconoscimento.

Desidero puntualizzare preliminarmente che anche altri Stati europei hanno forme di protezione analoga alla protezione umanitaria, sia pur differentemente caratterizzata. L'istituto si riscontra in vari Paesi, tra i quali, ad esempio, la Finlandia, la Germania, la Svizzera e il Regno Unito. Nel quadro normativo vigente, la protezione umanitaria continua a rivestire un ruolo residuale e atipico. In particolare, le commissioni territoriali per il riconoscimento e la protezione internazionale concedono tale forma di protezione prevalentemente quando sussistono seri motivi di carattere umanitario non predeterminati e tipizzati dal legislatore ovvero risultanti da obblighi costituzionali o assunti dall'Italia in sede internazionale, ragioni di carattere temporaneo legate, ad esempio, a motivi di salute o a gravi condizioni psicofisiche o patologie, ovvero ad altre condizioni quali calamità naturali e altri gravi fattori locali, situazioni familiari del richiedente valutate ai sensi dell'articolo 8 del diritto al rispetto della vita privata e familiare.

La casistica che ho appena citato qui, cui si aggiungono alcune altre fattispecie che per brevità non richiamo, è confortata dalla prassi giurisprudenziale, peraltro ampiamente ampliata dalla Corte di cassazione, che con la sentenza n. 15466 del 7 luglio 2014 ha affermato, tra l'altro, che l'esigenza qualificabile come umanitaria debba essere riferita anche a situazioni vulnerabili non rientranti nelle misure tipiche sulla base di una serie di motivazioni esplicitate nella decisione stessa. Credo che qualsivoglia ragionamento sul tema debba essere caratterizzato da grande prudenza, in quanto mi pare evidente che l'istituto della protezione umanitaria, peraltro supportato da chiari orientamenti giurisprudenziali, consente di risolvere nella prassi tutta una serie di situazioni critiche che, in assenza di tale strumento, potrebbero determinare gravi violazioni dei diritti fondamentali.

 

(tratto dal resoconto stenografico Camera dei Deputati)

Ultimo aggiornamento: mercoledì 20 settembre 2017