22 novembre 2017 - Camera
Orlando: misure contro radicamento e sviluppo criminalità organizzata
Interrogazione On. Walter Verini ed altri (PD)

Grazie, Presidente. Onorevole Ermini, la morte di Riina segna la fine di un'epoca della mafia, quella della mafia visibile, che abbiamo imparato a conoscere, a riconoscere e a contrastare attraverso l'affinamento del sistema normativo sostanziale, processuale e penitenziario, ma non segna certamente la fine della mafia. Se i risultati investigativi e le sentenze della magistratura dimostrano che quella mafia non ha vinto, nel senso che non si è affermato il progetto di dominio che ha segnato i decenni precedenti, non possiamo neanche dire che abbia perso.

Le profonde trasformazioni che hanno interessato la modalità di manifestazione di questi fenomeni criminali, soprattutto in riferimento ai processi di globalizzazione e alle profonde e, spesso, anche opache connessioni con il sistema economico e finanziario, impongono, allora, di fare l'inventario del complesso degli strumenti normativi, per misurarne l'efficacia e, nel contempo, di trovarne di nuovi. Questo è il metodo, peraltro, che ha orientato anche il contributo all'approvazione del nuovo codice antimafia.

Il sistema penale nel suo complesso è ormai più che adeguato, grazie ai recenti interventi normativi finalizzati a contrastare l'illecita accumulazione di ricchezza. Esso richiede solo dei piccoli aggiustamenti.

Occorre, invece, razionalizzare e rendere più efficace l'apparato normativo extrapenale a tutela della legalità, per rendere il sistema economico impermeabile alla penetrazione delle mafie e innalzare la soglia di vigilanza sulle amministrazioni pubbliche. Ciò vuol dire regole di trasparenza, di governance e di responsabilizzazione dei soggetti economici e delle professioni e un adeguamento dei meccanismi di vigilanza e controllo sulle amministrazioni pubbliche, specie locali.

Sul piano internazionale, proseguendo gli importanti risultati già raggiunti in attuazione di importanti strumenti normativi e nell'istituzione della Procura europea, occorre un'opera di ampliamento e rafforzamento degli strumenti di cooperazione delle strutture.

Ma credo che vi sia, soprattutto, il bisogno di una nuova e diffusa spinta di carattere culturale e sociale, in grado di offrire nuove coordinate di decodificazione per leggere l'evoluzione della mafia in tutti gli ambiti della vita sociale, di cogliere i punti di vulnerabilità del sistema, i varchi attraverso cui le organizzazioni criminali riescono a inserirsi e a portare l'azione di contrasto oltre l'ambito dell'azione penale, con l'attenzione all'ordinario svolgersi della vita pubblica e alla cura per le persone, superando anche logiche manichee, meramente repressive, per adottare approcci di prossimità, capaci di guardare ai contesti in cui le mafie proliferano.

Per questo, ispirandoci alla proficua esperienza della consultazione pubblica sull'esecuzione penale, ho voluto avviare una nuova riflessione, istituendo gli Stati Generali della lotta alle mafie.

I lavori degli Stati Generali si concluderanno domani, a Milano, alla presenza del Presidente della Repubblica e delle più alte cariche istituzionali con due giornate di dibattito, nel quale abbiamo voluto coinvolgere altre voci, aprendo alla più ampia partecipazione della società, con l'obiettivo di pervenire a un documento finale e condiviso che abbiamo voluto chiamare “Carta di Milano per la lotta alle mafie del XXI secolo”.

Si tratta di un documento che presenteremo a tutte le istituzioni impegnate su questo fronte, al Governo, al Parlamento e all'Unione europea, con l'accresciuta consapevolezza che un'efficace azione di prevenzione e contrasto richiede un impegno unitario e costante di tutte le forze politiche e sociali e il rafforzamento della democrazia.

 

(tratto dal resoconto stenografico Camera dei Deputati)

Ultimo aggiornamento: mercoledì 22 novembre 2017