26 luglio 2017 - Camera
Lorenzin: Commissione Ue studia dicitura per indicare possibile presenza allergeni negli alimenti

Rispondo a questa interrogazione, scusandomi fin da adesso per il carattere particolarmente tecnico della risposta che darò, ma che dipende dalla natura stessa del quesito.

La disciplina europea in materia di alimenti prevede che vengano fornite ai consumatori informazioni sulla presenza di allergeni sia negli alimenti per imballati che in quelli sfusi. Tale disciplina non contiene, però, disposizioni specifiche relative alle informazioni sulla presenza eventuale, non intenzionale, negli alimenti di sostanze o prodotti che provocano allergie, richiedendo, peraltro, che tali informazioni non inducono in errore i consumatori. Ciò al fine di evitare che un problema di sicurezza alimentare si trasformi, per un eccesso di autotutela da parte delle aziende, in un problema nutrizionale per i soggetti allergici ovvero nell'ingiustificata rinuncia a diversi alimenti.

A quest'ultimo riguardo, la Commissione europea ha attivato una task force che sta valutando quale tra le diverse opzioni sia in grado di evitare tale rischio e pare si stia orientando sull'utilizzo in etichetta dell'espressione “may contain”, che sembra essere la più comprensibile per i consumatori europei nel corso dei lavori della predetta task force.

L'Italia ha istituito un tavolo tecnico per l'aggiornamento del documento “Allergie alimentari e sicurezza del consumatore” allo stato dell'arte. Ha più volte sollecitato la Commissione europea di individuare, attraverso l'EFSA, quei valori al di sotto dei quali l'espressione “may contain” non dovrebbe essere impiegata proprio per non indurre in errore i consumatori.

Vengo adesso alla specifica domanda che mi è stata rivolta circa i metodi da utilizzare nei confronti ufficiali per la rilevazione della soia negli alimenti. Al proposito evidenzio che tutti i soggetti pubblici che si occupano della tematica - l'Istituto superiore di sanità, il Dipartimento di scienze farmacologiche e biomolecolari dell'università degli studi di Milano, il Centro regionale “Allergie e intolleranze alimentari” delle ZPS di Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta - hanno confermato che, allo stato attuale, non esistono metodi uniformi in quanto non adottati a livello europeo, ma che, generalmente, in Italia, vengono utilizzate metodiche sia immunoenzimatiche (ELISA) che di biologia molecolare (PCR).

Concludo, rassicurando l'onorevole interrogante che verificherò costantemente che gli uffici del Ministero continuino nelle iniziative già intraprese perché si pervenga, nella competente sede europea, alla soluzione che sia in grado di meglio tutelare la salute dei consumatori.

 

(tratto dal resoconto stenografico della Camera dei Deputati)

Ultimo aggiornamento: mercoledì 26 luglio 2017