27 aprile 2017 - Camera
Fedeli: introduzione consenso informato a scuola sulle attività a temi educativi sensibili
Interrogazione on. Gian Luigi Gigli (DeS-CD)

 

Grazie Presidente. Onorevole Gigli, la ringrazio perché mi dà l'occasione per approfondire quanto già riferito in risposta ad un precedente question time del 12 aprile scorso.

Anzitutto premetto che l'azione del MIUR si sostanzia nel fornire la cornice pedagogica, educativa e culturale nell'ambito della quale le scuole promuovono proprie autonome iniziative, attraverso la definizione del piano triennale dell'offerta formativa, in cui devono essere specificate obbligatoriamente tutte le attività che le istituzioni scolastiche intendono realizzare. Il MIUR, nella nota del 6 luglio 2015 indirizzata ai dirigenti scolastici delle istituzioni di ogni ordine e grado, ha spiegato che “le famiglie hanno il diritto, ma anche il dovere di conoscere, prima dell'iscrizione dei propri figli a scuola, i contenuti del piano dell'offerta formativa e, per la scuola secondaria, sottoscrivere formalmente il patto educativo di corresponsabilità, per condividere in maniera dettagliata diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie”. Dunque, rispetto ai progetti relativi a qualsiasi tematica che vengano realizzati in orario curricolare sia nell'ambito del curricolo obbligatorio sia nell'ambito della quota parte facoltativa, i genitori hanno di modo di esaminare e valutare, nell'ambito del PTOF, tutte le attività didattiche, i progetti e le tematiche previste, e manifestare il loro consenso con l'iscrizione dei propri figli a scuola.

Per quanto riguarda invece le attività extracurricolari, posto che le stesse devono comunque essere contemplate nel piano dell'offerta formativa, la relativa partecipazione è sempre facoltativa e postula la richiesta del consenso dei genitori per gli studenti minorenni o degli stessi se maggiorenni, i quali, in caso di non accettazione, possono astenersi dalla frequenza. In ogni caso la scuola può, nell'ambito della propria autonomia organizzativa, contemplare attività alternative. A quanto risulta è prevista in ogni caso la presenza, e comunque la supervisione dell'insegnante titolare di classe o referente del progetto.

Con specifico riguardo all'iniziativa della regione Friuli-Venezia Giulia da lei richiamata, essa è stata proposta all'autonoma valutazione delle istituzioni scolastiche della regione, alcune delle quali l'hanno inserita nel proprio piano di offerta formativa. Il MIUR non è stato, neppure nella sua articolazione periferica, coinvolto nella gestione del progetto.

Concludo, in ogni caso, affermando che l'educazione alle pari opportunità, alla prevenzione della violenza, al contrasto delle discriminazioni di cui al comma 16 della legge n. 107 del 2015, se correttamente intesa, non è destinata a produrre conflitti con le esigenze educative delle famiglie, trattandosi di attuazione dei principi costituzionali di cui all'articolo 3. Comunque, a tutela delle studentesse e degli studenti da ogni azione illegittima e contraria alle norme del sistema di istruzione e formazione nazionale, continuerò a monitorare qualsiasi situazione che possa integrare specifiche violazioni.

 

 

 

(tratto dal resoconto stenografico Camera dei Deputati)

Ultimo aggiornamento: giovedì 27 aprile 2017