27 aprile 2017 - Camera
Franceschini: Parco archeologico del Colosseo e competenze del comune di Roma Capitale
Interrogazione on. Maria Coscia (PD)

 

L'interrogazione mi dà modo di riferire, come mi pare corretto, in Aula, di quanto sta avvenendo e su una serie di cose inesatte o false, proprio fatte uscire sui giornali in questi giorni.

Primo punto: non è stato un'improvvisazione del Ministro, ma io ho lavorato con il decreto ministeriale in applicazione di una norma di legge, approvata in leggi di stabilità dal Parlamento, che ha semplicemente consentito di adeguare anche la struttura di Roma, in particolare l'area archeologica centrale e il Colosseo, una delle aree più importanti del mondo, a quello che è avvenuto già in questi due anni in materia di riforma del sistema museale, cioè autonomia, autonomia contabile, autonomia amministrativa, direttori scelti con selezioni internazionali quella riforma che ha portato i risultati che credo tutti hanno visto a Pompei e a Caserta, agli Uffizi, a Brera, in tutti gli altri musei, che ha portato i visitatori dei musei statali italiani, da 38 milioni del 2013, a 45 milioni e mezzo del 2016.

Si può essere contro questo, per carità, si può dire che è sbagliato, ma non si possono dire falsità per motivare la propria opinione.

Primo punto: l'area archeologica centrale di Roma resterà come è oggi, resterà aperta la parte a pagamento, la stessa parte a pagamento, che è già a pagamento oggi. Il resto resterà aperto alla città. Ci mancherebbe altro di costruire una cosa chiusa! E l'accordo di valorizzazione, firmato con la precedente giunta dal sottoscritto, che non ha avuto esito nei mesi successivi, perché c'è stato un rallentamento da parte dell'amministrazione comunale, mantiene intatta la sua validità, se si vuole andare avanti, con l'unico cambiamento che la parte statale sarà rappresentata non più dal sovrintendente, ma dal direttore dell'area archeologica centrale. Ma si può tranquillamente andare avanti.

Secondo punto: ci sarà più efficienza, non meno efficienza in termini di tutela. Prima della riforma, a Roma, il territorio comunale era diviso in tre sovrintendenze distinte, con competenze diverse. Da oggi, da quando entrano in vigore queste norme, ci sarà - e c'è già ora - un'unica sovrintendenza con tutte le competenze e il territorio identico a quello del comune di Roma, unica competenza per la parte archeologica, beni architettonici e beni artistici e, quindi, maggiore tutela.

Oggi il sovrintendente di una città come Roma deve occuparsi contemporaneamente della gestione del Colosseo, cioè del monumento più visitato d'Italia - e capite quanto tempo richiede - e del dare il permesso per l'apertura di una finestra alla Magliana o a Centocelle. Non poteva funzionare come nel resto d'Italia.

Terzo punto e concludo: falso che sono state tolte risorse a Roma! Prima di questo provvedimento, l'80 per cento di risorse restava a Roma e il 20 per cento, come in tutto il resto d'Italia, andava a un fondo di solidarietà, per aiutare i musei che non hanno tanti incassi, a Roma come nel resto d'Italia. Oggi è tutto identico: l'80 per cento delle risorse resta a Roma e il 20 per cento va al fondo di solidarietà. Qual è l'unica variazione? Che, essendo prima tutto nelle mani della sovrintendenza speciale, restava tutto lì. Oggi il 50 per cento resta al Parco archeologico del Colosseo e il 30 per cento va al resto di Roma. Ed è un dato migliorativo, perché, mentre prima le risorse del Colosseo venivano utilizzate per il resto di Roma, in base alle valutazioni discrezionali del sovrintendente (interventi su quel monumento o no, ma senza nessuna garanzia), oggi c'è questo minimo 30 per cento, che garantisce che ci saranno risorse per la sovrintendenza speciale, che resta, peraltro, l'unica sovrintendenza speciale d'Italia.

 

 

 

(tratto dal resoconto stenografico Camera dei Deputati)

Ultimo aggiornamento: giovedì 27 aprile 2017