27 aprile 2017 - Camera
Minniti: provvedimenti di espulsione e allontanamento degli stranieri irregolari
Interrogazione on. Stefano Allasia (LNA)

 

Grazie signor Presidente e onorevoli deputati, il contrasto dell'immigrazione irregolare e i rimpatri costituiscono aspetti cruciali del programma che il Governo sta portando avanti in questo scorcio di legislatura.

Come ho avuto modo di rappresentare in vari interventi nelle Aule parlamentari, sia in risposta ad interrogazioni come quella di oggi, che nel corso di audizioni davanti ai vari organismi collegiali, sul punto il Governo ha adottato una linea di assoluta determinazione: accogliere e integrare chi ha titolo alla protezione internazionale e umanitaria e rimpatriare chi non ne ha diritto o viola le regole.

Riguardo a quest'ultimo aspetto, sono consapevole che il rimpatrio è un adempimento più impegnativo e complesso della mera consegna di un foglio di via, più precisamente di un ordine del Questore a lasciare il territorio nazionale entro sette giorni in esecuzione di un decreto di espulsione emesso dal prefetto competente e tuttavia riportare nel Paese di provenienza chi non ha i requisiti per rimanere in Italia resta un obiettivo prioritario da realizzare ovviamente nel rispetto dei diritti fondamentali della persona e in condizioni di civiltà.

A tal fine, riferisco che il Governo ha adottato e sta adottando varie iniziative in linea con il Piano d'azione presentato dall'Unione europea lo scorso 2 marzo, contenente una serie di raccomandazioni agli Stati membri su come rendere più efficaci le procedure di rimpatrio.

Con riferimento ai soggetti più pericolosi, ricordo che con il decreto-legge n. 13, convertito in legge il 13 aprile 2017, nelle scorse settimane sono stati istituiti i centri permanenti per il rimpatrio, allo scopo di rendere più efficace l'esecuzione dei provvedimenti di espulsione con una finalizzazione più immediata al rimpatrio forzato proprio delle persone che sono potenzialmente pericolose per la sicurezza del Paese.

L'impegno in questa direzione è testimoniato dall'ultimo dato relativo alle espulsioni per motivi di sicurezza nazionale ovvero di ordine e sicurezza pubblica, che ha registrato un forte incremento: nei primi quattro mesi del 2017 ne sono state complessivamente effettuate 36, a fronte delle 13 eseguite nello stesso periodo dello scorso anno e parliamo di rimpatri effettivi.

Rispondendo ad una specifica sollecitazione contenuta nell'interrogazione, evidenzio altresì che il decreto-legge è intervenuto anche sui tempi di permanenza nei centri per il rimpatrio dello straniero che sia già stato trattenuto presso le strutture carcerarie: il termine di 30 giorni è ora prorogabile di ulteriori 15 giorni quando sussistono condizioni di particolare complessità delle procedure di identificazione e di organizzazione del rimpatrio.

Il rafforzamento delle politiche di rimpatrio è un percorso che non può prescindere tuttavia da un'attività di carattere internazionale che abbia come obiettivo la conclusione di accordi e protocolli operativi in tema di riammissioni con i Paesi di origine e di transito dei flussi migratori che presentino adeguati standard in tema di salvaguardia e tutela dei diritti.

Sono stati siglati nel tempo - e ho finito, Presidente - diversi accordi in tal senso, si tratta ora di realizzarli e renderli pienamente operativi e negoziarne alcuni nuovi.

In questa direzione sono in corso trattative con i Paesi, cito in particolare il Niger e la Tunisia, soprattutto con quest'ultimo Paese intercorrono intensi e proficui contatti a livello di esperti ministeriali volti a rafforzare la cooperazione bilaterale e a snellire le procedure di identificazione dei migranti.

 

 

 

 

(tratto dal resoconto stenografico Camera dei Deputati)

 

 

 

Ultimo aggiornamento: giovedì 27 aprile 2017