28 giugno 2017 - Camera
Fedeli: superamento precariato ed riconoscimento delle competenze nella ricerca universitaria
interrogazione on. Giorgio Airaudo (SI-SEL-POS)

Grazie, Presidente. Onorevole Airaudo, posto che il caso da lei segnalato pone all'attenzione dell'istituzione il tema della tutela della maternità per le giovani ricercatrici, riguardo alla vicenda specifica posso assicurarle che sono in corso i dovuti e doverosi approfondimenti. Dalle prime informazioni ricevute dall'Università degli Studi di Torino, è emerso che, dopo l'acquisizione del titolo di dottore di ricerca nel febbraio del 2011, la dottoressa ha usufruito di due assegni di ricerca, fino al 2015, e in seguito di due borse di studio.

Infine, contemporaneamente all'ultima borsa di studio, ha stipulato una collaborazione a progetto della durata di un mese. Si tratta di collaborazioni tutte giunte a scadenza naturale. Più in generale, ribadisco, anche in questa occasione, il mio impegno a valutare e ad adottare misure che siano in grado di garantire la tutela e il sostegno alla maternità a tutte le giovani ricercatrici. In particolare, con riferimento alla tutela della maternità per le figure che lavorano nel campo della ricerca, il Ministero, oltre alle tutele già introdotte dalla legge n. 240 del 2010, per gli assegni di ricerca, per i quali è prevista la proroga del termine in caso di maternità, sta lavorando e coinvolgerà anche gli altri Ministeri competenti per assicurare le relative tutele a tutte le ricercatrici e lavoratrici del settore della conoscenza.

Il secondo tema, di carattere generale, che il caso da lei evidenziato solleva, sta nell'individuazione delle misure più idonee a consentire il superamento del precariato nel mondo dell'università e della ricerca. Va anzitutto premesso che la normativa generale sul sistema universitario, di cui alla legge n. 240 del 2010, si era posto l'obiettivo di limitare il fenomeno del precariato dei giovani ricercatori, stabilendo limiti temporali precisi alla durata complessiva dei rapporti con assegno di ricerca e dei contratti di ricercatore a tempo determinato con il medesimo soggetto. L'articolo 22, comma 9, della legge, prevede infatti che la durata complessiva di tali rapporti non possa superare i 12 anni, anche non continuativi. La disciplina necessita di idonei correttivi. Ulteriori interventi normativi sono stati successivamente adottati ed altri sono in cantiere.

Sicuramente è necessario consolidare tutte quelle misure, soprattutto di natura finanziaria, volte a sostenere i piani di reclutamento dei ricercatori che possono essere inquadrati in una posizione stabile di professore associato, una volta ottenuta l'abilitazione scientifica nazionale. Al riguardo, ricordo il piano straordinario per l'assunzione di 861 ricercatori di tipo B previsto dalla legge di bilancio per l'anno 2016, nonché l'intervento volto ad escludere dai limiti al turnover le assunzioni di ricercatori di tipo A per le università con indicatori di bilancio positivi. Con la legge di bilancio per l'anno 2017 è stata altresì prevista la possibilità di reclutare circa 1.300 ricercatori, di cui circa 300 di tipo B, che quindi possono essere inquadrati in una posizione stabile di professore associato, una volta ottenuta l'abilitazione scientifica nazionale, nell'ambito dell'iniziativa dei dipartimenti di eccellenza.

Va ancora certamente affrontato il problema della successiva temporaneità nei rapporti di lavoro, che di solito si articola in assegni di ricerca e poi come ricercatore di tipo A e quindi come ricercatore di tipo B. Gli obiettivi di fondo potranno essere la riduzione dell'età media di ingresso dei giovani ricercatori nei ruoli della carriera universitaria e dei tempi complessivi del percorso a tempo determinato, per evitare illusioni e aspettative prive di una reale prospettiva di ingresso stabile nei ruoli universitari. Allargando lo sguardo, segnalo poi che questo Ministero si è recentemente adoperato al fine di introdurre nell'ordinamento disposizioni volte al superamento del precariato, con particolare riguardo al mondo della ricerca. Nel decreto legislativo n. 75 del 25 maggio scorso, recante modifiche e integrazioni al Testo unico del pubblico impiego, è stata inserita, all'articolo 20, una disposizione che valorizza la professionalità acquisita, permettendo al personale precario delle amministrazioni finanziate dal Fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca, di essere assunto a tempo indeterminato laddove abbia maturato un periodo di tre anni di lavoro, anche non continuativi, negli ultimi otto anni, presso diversi enti e istituzioni di ricerca. In conclusione, assicuro che rientra tra le mie priorità il contrasto al precariato, per coniugare la tutela dei singoli lavoratori con l'interesse pubblico a non disperdere le professionalità acquisite.

 

Tratto dal resoconto stenografico Camera dei Deputati

Ultimo aggiornamento: mercoledì 28 giugno 2017