29 marzo 2017 - Camera
Franceschini: sostegno a fondazioni lirico-sinfoniche
Interrogazione on. Giancarlo Giordano (SI-SEL-POS)

Signor Presidente, mi verrebbe da dire che rispondo con stupore nell'avere sentito questa quantità di cose assolutamente inesatte che la Pellegrino dovrebbe conoscere bene. L'impegno dello Stato nei confronti del fondazioni lirico-sinfoniche, nella consapevolezza che stiamo parlando di un settore di eccellenza italiano, dell'immagine nel mondo, del valore dell'opera lirica nel mondo, ha giustificato un intervento enorme, che è cresciuto negli ultimi anni in modo consistente. In particolare, dell'intero FUS, circa il 47 per cento, cioè esattamente 182 milioni - lo ripeto: 182 milioni! - è destinato alle quattordici fondazioni lirico-sinfoniche; per dare una dimensione di grandezza i ventinove teatri di tradizione, che fanno lirica e sinfonica anche loro, prendono 15 milioni. Quindi, il 47 per cento va soltanto alle 14 fondazioni lirico-sinfoniche. A questi si aggiungono 125 milioni di fondo di rotazione, quello previsto dalla “legge Bray” che è andato prima a otto, oggi a nove fondazioni lirico-sinfoniche, per risanare i debiti pregressi.

A questo si è aggiunta una serie di norme, norme approvate da questo Parlamento, che sono andate esattamente a tutelare i lavoratori perché oggi i lavoratori in esubero non vengono licenziati, vengono assorbiti da Ales, che è una società in house del Ministero, alle stesse identiche condizioni contrattuali del rapporto di lavoro che avevano con le fondazioni lirico-sinfoniche.

A questo si aggiunge, e l'onorevole Pellegrino dovrebbe saperlo, che, nell'ultima legge di stabilità, sono stati aggiunti a queste somme, sopra i 300 milioni, le somme che ho citato, ulteriori 20 milioni con un capitolo ad hoc nella legge di stabilità per le sole fondazioni lirico-sinfoniche che, in questo caso, il Parlamento ha voluto vincolare (il decreto applicativo è già stato registrato in questi giorni) a un meccanismo virtuoso, cioè vengono attribuiti alle fondazioni lirico-sinfoniche non rispetto alla spesa storica, ma in base a quanto ricevono dagli enti locali, che è la seconda entrata dei bilanci delle fondazioni lirico-sinfoniche, e soprattutto a quanto sono in grado di raccogliere tra i privati, dato che questo Parlamento ha esteso alle sole fondazioni lirico-sinfoniche e ai teatri di tradizione (purtroppo non ancora a tutto il resto dello spettacolo dal vivo compresa la prosa) anche l'utilizzo dell'artbonus e non per interventi sui patrimoni, ma per le semplici attività di gestione. Questo ha fatto sì che abbiano raccolto molti più fondi anche in questo caso in modo differenziato, in base alle capacità delle singole fondazioni di raccogliere fondi privati, ma hanno raccolto fondi privati.

Di fronte a questo, dire che non c'è un impegno dello Stato, non parlo del Governo, dico dello Stato, mi pare veramente una cosa fuori dalla verità. Detto questo e di fronte a questo forte impegno, servono meccanismi virtuosi. Non è possibile continuare come è stato fatto in passato (e il fondo di rotazione della legge Bray è andato inevitabilmente, non c'era alternativa, in quella direzione) che si aiutino a piè di lista le fondazioni che gestiscono male le loro risorse e non si premino invece quelle che li gestiscono bene, in modo virtuoso.

 

 

(tratto dal resoconto stenografico Camera dei Deputati)

Ultimo aggiornamento: mercoledì 29 marzo 2017