29 novembre 2017 - Camera
Franceschini: efficacia nuovo assetto normativo cinema e audiovisivo
Interrogazione On. Maria Coscia ed altri (PD)

Grazie, signor Presidente. Come ricordato dall'onorevole Manzi, i decreti legislativi sono stati gli ultimi atti attuativi di un percorso attuativo della legge sul cinema molto articolato, con più di quindici decreti di vario tipo che hanno attuato le diverse norme della legge. I decreti legislativi hanno seguito l'iter consueto: quindi, prima l'approvazione in Consiglio dei ministri, poi le osservazioni e le condizioni del Parlamento; le condizioni sono state recepite integralmente e le osservazioni sono state recepite in gran parte, perché avevano un intento migliorativo: del resto, legge sul cinema è una legge che è frutto di un lavoro molto collettivo e collegiale in Parlamento.

Il decreto sul lavoro riguarda la definizione delle nuove professioni e anche alcune figure particolari di apprendistato. Il decreto sulla tutela dei minori si basa sul principio di responsabilizzazione delle famiglie, andando incontro alle richieste che sono state fatte da diverse associazioni e anche dagli operatori del settore cinematografico. Quindi, e questa è una cosa di grande rilevanza, viene definitivamente abolita la censura - non è più prevista nel nostro ordinamento la possibilità del divieto di uscita in sala di un'opera o di un'uscita condizionata a tagli - e si introduce un sistema più flessibile riguardo alla tutela dei minori. I giornali hanno scritto “vietato ai minori di sei anni”, ma non è così: ci sarà una fascia in cui sarà indicato “film non adatto ai minori di sei anni”; verrà mantenuto il divieto dei diciotto e dei quattordici anni, ma con la possibilità dei genitori di accompagnare il figlio a vedere un film vietato nella fascia da sedici a diciotto anni e, rispettivamente, da dodici a quattordici anni.

E' un decreto che ha fatto più discutere, comprensibilmente, anche perché dal nostro punto di vista si tratta di dare piena attuazione alla legge sul cinema, perché la legge sul cinema punta ad investire e valorizzare l'industria cinematografica italiana attraverso più risorse, risorse consistenti, attraverso nuove regole, il tax credit generalizzato, ma anche attraverso una norma che prevedeva che, con un decreto legislativo, si sarebbe dovuto rafforzare l'obbligo delle televisioni di investire o trasmettere cinema italiano. Le norme c'erano già, per questo io non ho capito questa reazione, quando si è detto: interviene lo Stato nella libertà di programmazione. Le norme c'erano già: si prevedeva il 50 per cento di opere europee, ma non c'erano - per questo la legge chiedeva di rafforzare - né sanzioni, né regole legate agli orari di trasmissione, che garantissero l'effettiva trasmissione del cinema italiano. Abbiamo rafforzato gli obblighi di investimento, abbiamo previsto degli obblighi molto ragionevoli - ispirati al modello francese, ma molto ragionevoli - di trasmissione nel prime time e quindi le televisioni private avranno il 6 per cento, quindi due ore alla settimana in cui dovranno trasmettere in prime time opere italiane e la televisione pubblica ne avrà il doppio, quindi quattro ore, in cui trasmettere due ore di cinema italiano e due ore di opere italiane. Sono assolutamente convinto che col tempo le resistenze saranno superate e si capirà che con questa scelta si valorizza la creatività e il cinema italiano.

 

 

 

 

(tratto dal resoconto stenografico Camera dei Deputati)

Ultimo aggiornamento: mercoledì 29 novembre 2017