6 dicembre 2017 - Camera
Poletti: art.18 e vicenda presso lo stabilimento Ikea di Corsico di Milano
Interrogazione On. Francesco Laforgia ed altri (MDP

 Grazie Presidente, grazie onorevole. Con riferimento al caso prospettato dall'interrogante, segnalo che il Ministero del lavoro, a fronte delle notizie di stampa che riportano la vicenda, ha tempestivamente attivato l'Ispettorato territoriale del lavoro di Milano per le verifiche di competenza. Dagli accertamenti compiuti è emerso che la lavoratrice, a cui sono vicino per la difficile situazione che sta vivendo, è stata assunta dalla società Ikea il 10 maggio 2000, inizialmente con contratto a tempo parziale determinato; successivamente, il contratto è stato trasformato in contratto a tempo pieno e indeterminato. In un primo momento, la lavoratrice ha svolto diverse mansioni nell'ambito del reparto food del punto vendita di Corsico e, nel corso di quest'anno, la stessa ha assunto la qualifica di addetta al food support, svolgendo all'interno del ristorante-bar turni di lavoro di nove ore giornaliere nell'ambito della fascia oraria compresa tra le 7 e le 22.

La lavoratrice ha rappresentato ai responsabili aziendali che l'osservanza dei nuovi turni di lavoro avrebbe potuto comportare incompatibilità con la gestione delle proprie esigenze familiari, soprattutto nei giorni in cui la stessa avrebbe usufruito dei benefici previsti dalla legge n. 104 per la cura del figlio minore affetto da disabilità. Ciò nonostante, in data 3 ottobre 2017 la società ha notificato alla lavoratrice una lettera di contestazione disciplinare con la quale sono state imputate tre condotte irregolari in ordine al rispetto dei turni di lavoro. Secondo quanto affermato dai vertici aziendali e confermato da fonti sindacali, alla contestazione disciplinare non è seguita la presentazione di controdeduzioni scritte da parte della lavoratrice, che ha, invece, presentato una giustificazione in forma verbale.

Le organizzazioni sindacali hanno, inoltre, precisato di avere chiesto, a seguito della contestazione, un incontro con la società, senza, tuttavia, ottenere alcun riscontro. Al riguardo, faccio presente che la nuova disciplina normativa sui licenziamenti è applicabile ai lavoratori assunti a far data dal 7 marzo 2015, mentre per i rapporti di lavoro in essere fino al 6 marzo si applica il regime di tutela contenuto nell'articolo 18 della legge n. 300 del 1970, come modificata dalla legge n. 92 del 2012. Ciò premesso, le forme di tutela alle quali può fare ricorso la lavoratrice del caso di cui si discute, come noto, sono la valutazione giudiziaria della legittimità del licenziamento, l'applicazione delle misure e degli istituti disciplinati dalla legge n. 104, il ricorso alle forme di sostegno al reddito rappresentate dalla Naspi.

Naturalmente, è mia opinione che le imprese, quando sono chiamate ad assumere decisioni che intervengono su situazioni personali e lavorative connotate da specifiche e delicate condizioni, come nel caso della lavoratrice di cui discutiamo, oltre al doveroso rispetto di norme e contratti, devono essere mosse anche dal rispetto di generali doveri di sensibilità e di responsabilità sociale.

 

(tratto dal resoconto stenografico Camera dei Deputati)

Ultimo aggiornamento: mercoledì 6 dicembre 2017